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Alessandro Gandolfi, fotoreporter dei giorni nostri

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Alessandro Gandolfi, trentasette anni, laureato in filosofia all’università di Parma, si è poi specializzato in giornalismo a Urbino. Oggi, diventato freelance, collabora con numerose e prestigiose riviste specializzate.

Alessandro, com’è cominciata la tua avventura nel mondo del giornalismo?

Ho fatto la classica gavetta: durante gli studi in filosofia collaboravo con la Gazzetta di Parma, ovviamente mi pagavano a pezzo. Poi sono entrato alla scuola di giornalismo di Urbino, durante la quale ho fatto stage a Rai 3, alla Gazzetta di Modena e al Giornale. Infine a Repubblica, a Milano.

Una bella palestra di giornalismo…

Sì, esatto. Mi ha aiutato a crescere, lavoravo sia in cronaca di Milano che alle pagine sportive: seguivo l’Inter. Un settore che, a dire il vero, non mi ha riservato grandi emozioni. Capitava di aspettare il calciatore di turno per ore, magari sotto la pioggia, solo per sentirsi dare risposte a monosillabe. Poi sono passato agli esteri, a Roma. Passavo i pezzi di firme come Federico Rampini, Guido Rampoldi, Vittorio Zucconi. Tutta gente che faceva l’inviato, andava all’estero e raccontava storie straordinarie. Molto diverso dal fare desk e vivere tutto il giorno in redazione.

E la cosa, ovviamente, ti pesava…

Devo dire che quei mesi sono stati, dal punto di vista professionale, importantissimi. Ho imparato il mestiere. Ma io volevo viaggiare, fotografare e raccontare.

E’ stata dura lasciare il “posto fisso” per intraprendere la carriera di free lance?

Non troppo. Perché avevo una grande passione e l’appoggio morale dei colleghi di Repubblica, che avevano capito quanto quello non fosse il posto adatto a me.

Recentemente hai pubblicato una guida sull’Irlanda. E’ un paese che ami particolarmente?

A dire il vero, quando un paio di anni fa scrissi la guida, la scelta non cadde su una nazione che amavo particolarmente. Semplicemente non la conoscevo bene. C’ero stato una sola volta, per un reportage. Quando Gianni Morelli (direttore della collana Clup Guide ndr) mi propose il progetto, mi elencò una serie di paesi che avrei potuto raccontare. Tra gli altri, avevo preso in considerazione lo Sri Lanka, e fortunatamente non lo scelsi perché la guida sarebbe uscita in concomitanza con lo tsunami che tutti ricordiamo. No, l’Irlanda non era una meta che, inizialmente, mi attirava più delle altre. Poi, invece, viaggiando all’interno del paese per parecchie settimane, mi si aperto un mondo straordinario.

Se uno avesse a disposizione solo pochi giorni, cosa consiglieresti dell’Irlanda?

Senz’altro le isole Aran. Una realtà incredibile, fatta di paesaggi straordinari e di una natura aspra e quasi violenta. Un fascino indescrivibile. Ed è lì che possiamo trovare la storia del paese. Quella dei celti e dei monaci cristiani, per intenderci. La vera Irlanda è nelle isole Aran.

E Dublino?

Il suo fascino, unico in Europa, risiede nel fatto che è una capitale straordinariamente tranquilla, a misura d’uomo. Puoi girare per le sue strade senza sentirti oppresso dalle realtà tipiche delle altre grandi città europee. Dublino è l’unica capitale del vecchio continente a non essere metropoli.

E se invece avessimo a disposizione qualche giorno in più, tale da consentirci di sviluppare un piccolo itinerario, cosa consiglieresti?

Sicuramente quello legato al Cristianesimo delle origini. Quello che ha resistito alle invasioni barbariche grazie al lavoro dei monaci arrivati in Irlanda. La zona sud occidentale del paese, insomma, con qualche puntata al centro. Possiamo trovare magnifici esempi di torri fortificate che i monaci costruirono per difendersi dai barbari. Mi riferisco a Glendalough, ad esempio, nella contea di Wicklow. Ma anche la Dingle Peninsula e Clonmacnoise.

Che progetti hai per il futuro?

Diversi viaggi, ovviamente. Recentemente, nel numero di dicembre del National Geographic Italia, è uscito un mio servizio testo e foto sull’AIDS in Malawi. Invece sul numero in edicola a febbraio verrà pubblicato un recente lavoro che ho fatto sui bluesmen della nostra bassa. Per capire il mondo e vedere cose interessanti, alle volte, non è necessario spostarsi di migliaia di chilometri. A febbraio, al circolo Castellazzo di Marore a Parma, sono esposti cinquanta miei nuovi scatti. Siete invitati…

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LIBRI

La fine è il mio inizio

"La fine è il mio inizio" di Tiziano Terzani - Longanesi, 2006

Focus Viator – Fifteen safety matches

"Focus Viator – Fifteen safety matches" di Lorenzo Mazzoni - LA Case, 2011



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