Le onde si gonfiano violente, si abbattono su Kivalina e ingoiano le case.
Poi si ritirano portando via con sé il futuro dei trecentonovanta Inuit, che vivono nel piccolo villaggio dell’Alaska.
Le coste private dei ghiacci millenari sono sempre più in balia delle tempeste scatenate dall’oceano Artico.
“E la colpa è loro”, gridano gli ambientalisti del posto. Ce l’hanno con le grandi compagnie petrolifere: la Exxon, la Shell e la BP.
Il pianeta si riscalda ogni giorno di più per le emissioni di gas serra provocate dai grandi colossi internazionali dell’energia.
Per questo motivo hanno deciso di denunciarli. E’ la prima causa mai intentata negli Stati Uniti per riscaldamento globale.
Sostenuti da tre organizzazioni no-profit, i rappresentanti del villaggio sono andati a San Francisco, dove hanno sede legale le multinazionali, e le hanno denunciate davanti alla Corte Federale. Chiedono 400mila dollari di danni.
L’atto di accusa contro quattro compagnie petrolifere e quattordici aziende elettriche è semplice e facilmente dimostrabile. Anche se per il momento la legge statunitense non prevede il reato per riscaldamento globale.
“I nostri avi hanno vissuto qui da secoli – ha raccontato Janet Mitchell, amministratore di Kivalina -. Pescavano salmone e cacciavano caribù”.
“Il gelo ci ha sempre protetti dalle tempeste dell’oceano. Una volta cominciava a ghiacciare a ottobre, oggi solo a dicembre. E il nostro villaggio è in balia delle bufere”.
“I venti sono sempre più forti, gonfiano il mare, e le onde entrano nelle nostre case e ci portano via tutto. Anche la speranza”.




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