Quanto sappiamo dell’Afghanistan? C’è una guerra. E poi? Cosa di vero sappiamo di questa martoriata regione caucasica? Ogni tanto passa alle cronache per gli attentati. Per il resto, poche parole.
E’ un Paese circondato (partendo da ovest in senso orario) da Iran, Turkmenista, Uzbekistan, Tajikistan e Pakistan. Sono molte le nazioni che se lo sono conteso.
Dai tempi lontani degli inglesi, passando per la guerra per procura fra USA e URSS fra 1979 e il 1988, fino ad arrivare al recente attacco statunitense del 2001 alla ricerca di terroristi (sauditi).
E lì, cosa c’è? Come sono gli afgani? Ce l’hanno la televisione? Come vivono? L’Afghanistan, quello lì, dei Talebani che segregano le donne col burqua. Pregiudizi, guerra e silenzio. Ecco cosa avvolge l’Afghanistan.
“Per quanto si sia spesso parlato del mio paese” racconta, Mohammad Namnegi Raza Dad (Ehsan), regista afgano, da più di un anno residente a Venezia, “quello che ho notato viaggiando, è che si sa davvero molto poco. E lo capisco dal fatto che avendo gli occhi a mandorla, nessuno mi chiede mai se sia afgano”.
Diamo qualche dato allora. Il gruppo etnico più numeroso è quello dei pashtun (38%), localizzati nella zona meridionale e orientale del paese. Seguono i tagiki (25%) concentrati nell’area nord-orientale, quindi gli hazara (19%) nel centro, e gli uzbeki (6%) nel nord.
Altri importanti gruppi sono i turkmeni, gli aimaki e i biluci.
La religione ufficiale è l’Islam. La maggior parte della popolazione è sunnita (84%). Gli sciiti (15%) sono concentrati nelle regioni occidentali al confine con l’Iran. I dati recenti dicono che fame e malattie, uno dei tanti effetti collaterali della guerra, hanno fatto più vittime de conflitto. Si stima attorno alle ventimila unità
Quattro milioni di afgani soffrono di denutrizione e solo il cinque per cento della popolazione ha accesso all’acqua.
Poco più di un anno fa, in occasione della 63° edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, Ehsan venne invitato per presentare due suoi lavori, Buddha, the Girl, the Water e Maama. Da allora ha deciso di fermarsi in laguna per conoscere la cultura italiana e far conoscere quelle afgana.
Nagi, nato a Waras nella provincia di Bamyan, il 15 novembre 1977, dopo aver abbandonato l’Afghanistan all’età di sette anni, si è trasferito in Iran dove nel 1999 si diploma alla facoltà di arti cinematografiche di Tehran.
Qui inizia a girare cortometraggi tra i rifugiati afgani della capitale. Alcuni di questi film trattano dei problemi degli esuli in Iran ed altri presentano la cultura e l’arte dell’Afghanistan.
A fine 2001 torna nel suo Paese e dall’anno successivo inizia a collaborare con il Ministero della Donna per promuovere l’emancipazione delle donne afgane. Dal 2002 ad oggi Nagi è presidente della casa di produzione Kabul Film.
Dal 2004 al 2006 è a capo della radiotelevisione nazionale nella provincia di Bamyan e nel 2006 diventa manager di produzione e consulente del Direttore Generale della radiotelevisione nazionale. Nello stesso anno si laurea alla facoltà di giornalismo di Kabul e fonda la prima sede televisiva nella città di Bamyan.
Adesso Hasan è a Venezia. Si è iscritto all’università di Ca’ Foscari, laurea triennale in Lingue e Cultura dell’Eurasia del Mediterraneo. Ha tanta voglia di imparare e di raccontare.
“Ho iniziato a girare per l’Italia” spiega “Sono stato a Gorizia, Feltre, Milano, Torino, Roma, Rieti, Latina, Ferrara, Firenze, etc. per conoscere la gente. Ho imparato tantissimo nei treni in cui ho viaggiato, con le persone che conoscevo”.
Venerdì scorso c’è stato il suo “battesimo” con Venezia, con un incontro alla libreria Marco Polo, bissato il sabato dopo al Circolo Culturale Boldù.
Tanta partecipazione. Molte domande. Scambio culturale. Prendere appunti: l’Afghanistan, non è solo guerra.





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Un saluto e complimenti al regista ESHAN. Stiamo cercando di aiutare un ragazzo afgano trovato dalla polizia in un carro frigo. Curato in ospedale a San Donà è ora dimesso e vorremmo fare in modo che resti in Italia. La questura di Marghera, da un controllo dei polsi, dice che ha 21 anni e a febbraio deciderà di rimandarlo in Grecia dove era già stato intercettato. Il ragazzo dimostra 17anni e la madre, rintracciata col padre in Pakistan, dice all’ospedale che è del 14/07/92. .Abbiamo chiesto a “Chi l’ha visto” come mettersi in contatto con la Comunità di Venezia che cura i ragazzi afgani: siamo in attesa di notizie. Se potete adoperarvi per aiutarlo diteci cosa possiamo fare noi adesso. Abbiamo aiutato molti ragazzi albanesi che ora sono sistemati ma per questo caso non sappiamo che dire o fare per opporci contro la questura. Aiutate questo ragazzo che è molto intelligente e volenteroso. Grazie per quello che potrete fare! Cordiali saluti da noi tutti.