Il camion si trascina carico sul valico di confine.
Attraversa la zona di nessuno, dove gli uomini Nato e le striminzite forze regolari dell’esercito afghano non possano arrivare.
E prosegue verso la Russia.
Dall’altra parte del Paese, un mezzo simile supera il valico e arranca verso l’Europa.
Portano morte.
Quella raccolta nei campi di papavero d’oppio.
Il nuovo rapporto dell’ufficio delle Nazioni Unite sugli stupefacenti e la criminalità, presentato al Joint coordination and monitoring board a Tokyo, non lascia dubbi.
La produzione del 2008 sarà “simile, o di poco inferiore al record dello scorso anno. E coprirà il 90 per cento della produzione mondiale”.
“Un dato scioccante” ha detto Antonio Maria Costa, direttore di Unodoc.
Nel 2007, le coltivazioni si erano estese a 192mila ettari, e nei prossimi mesi la situazione non sarà diversa.
“Gli stupefacenti in Afghanistan e il traffico che generano sono una forza destabilizzante” ha aggiunto Costa.
E poi ha lanciato un allarme: “Paesi europei e Russia, che si trovano lungo le vie dell’eroina, devono prepararsi alle enormi conseguenze sulla salute e la sicurezza”.
Tre quarti del papavero da oppio vengono prodotti nelle zone controllate dai talebani.
Si foraggiano così: dalla vendita e dal pizzo che chiedono ai contadini. E’una specie di tassa pari al dieci per cento della produzione.
Produzione che quest’anno ammonterà, da sola, a cento milioni di dollari.
“In più – ha ribadito Costa – si devono aggiungere i proventi della trasformazione del prodotto e dalle esportazioni”.
E mentre si continua a discutere senza intervenire, i camion si trascinano carichi di morte oltre il confine.




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