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Addio, Dith Pran - foto : Dith Pran, reporter
Dith Pran, reporter

Addio, Dith Pran

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Il silenzio lo ha avvolto per sempre.

Dith Pran, fotoreporter del New York Times, ha lasciato le urla del mondo.

Un cancro al pancreas gli ha tolto la vita oggi, a 65 anni, a New Brunswick, nello stato del New Jersey. Lo ha raccontato Sydney H. Schanberg, suo amico fraterno.

La loro storia è conosciuta da tutti grazie al film Urla nel silenzio (titolo originale Killing Fields).

Il profondo legame che legava questi due uomini nasce nel 1975 in Cambogia, dove si erano incontrati durante la rivoluzione.

Dith, laureato in chirurgia, aiuta molti giornalisti occidentali. Tra cui anche Tiziano Terzani. Poi diventa interprete di Schanberg, a quel tempo inviato del Times a Pnom Penh.

Lavorano fianco a fianco, rischiano la vita per raccontare la verità, sono inseparabili. Sino a quando i Khmer Rossi entrano nella capitale e inizia la barbarie.

Dith riesce a salvare Schanberg e altri reporter occidentali arrestati dai liberatori. Tutti si rifugiano nella sede dell’Ambasciata francese.

Solo i giornalisti, però, riescono a partire in elicottero. L’amico cambogiano, nonostante il passaporto falso, rimane. Per lui, come per molti altri suoi connazionali, inizia il terrore.

In quel periodo due milioni di uomini, donne e bambinivengono assassinati nei campi di lavoro Khmer. Devono essere rieducati.

Per quattro anni mezzo Dith vive lì, dove un gesto o una parola in più sono morte.

Racconterà poi che, per sopravvivere, molte persone erano costrette a mangiare insetti, topi e anche corpi di gente appena uccisa.

Schanberg torna negli Usa, vince il Premio Pulitzer, denunciando le responsabilità del governo americano nella regione.

Lo ritira in nome dell’amico, perché Dith non sia dimenticato, perché le urla del suo coraggio vivano nella memoria.

Solo nel 1978 con l’invasione vietnamita della Cambogia,il fotoreporter riesce a fuggire e a tornare a casa. Lì scopre che tutta la sua famiglia è stata assassinata.

I nuovi liberatori lo nominano capo villaggio, ma Dith scappa un’altra volta. Attraversa sessanta miglia di campi e giungla. Due suoi compagni saltano in aria su una mina.

Lui ce la fa. Passa il confine tailandese e riabbraccia Schanberg. Grazie all’amico raggiunge l’America dove diventa un personaggio famoso.

Fonda il Dith Pran Holocaust Awareness Project perché la verità non venga dimenticata e l’orrore non si ripeta.

In una delle ultime interviste prima di morire ha detto: “Una volta è troppo”.

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LIBRI

La Cina in vespa

"La Cina in Vespa" di Giorgio Betttinelli - Feltrinelli, 2008

Un mondo che non esiste più

"Un mondo che non esiste più" di Tiziano Terzani - Longanesi, 2010



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