Cammina nel vento freddo dell’Inghilterra.
Un vento che spera lo porti lontano, laddove i suoi sogni sono già arrivati: Porbandar, in India.
Mark Boyle, ex businessman convertito alla “freeconomy”, è partito da Bristol, secondo centro finanziario britannico, per raggiungere la città in cui quasi centoquaranta anni fa nacque Gandhi.
In tasca non ha un penny, sulle spalle un zaino leggero con qualche maglietta, ai piedi semplici sandali per fare quindicimila chilometri.
Conta sul buon cuore della gente. Quella vera, quella per cui vale ancora la pena mettersi in viaggio e sfidare la modernità per incontrare il proprio sé.
Vuole che il vento che lo sospinge faccia risuonare i suoi passi e porti al mondo un messaggio di solidarietà: una rottura con il sistema del consumismo.
Non chiede niente, ma conta sulla generosità degli altri, uomini e donne incontrati lungo il cammino: un pasto caldo, un po’ d’acqua, un giaciglio.
Per attraversare il mare cercherà un passaggio sulle navi, raccontando la sua storia, che è la storia dell’umanità: il viaggio come metafora della Vita.
A seguirlo saranno in tanti.
Sul suo blog, che Boyle aggiornerà cammin facendo nei vari internet point. E da chiunque lo incontri per strada: a loro il giovane walker darà indirizzo e password del sito per pubblicare foto e resoconti.
Poi ci sarà la televisione: BBC News ha promesso di “coprire” la sua avventura, aprendo uno spazio attento e puntuale.
Così, un’idea nata antitecnologica e solitaria potrebbe diventare una realtà urlata proprio da quel mezzo che alcuni come Boyle definiscono invasivo.
Schermi tv o di computer a parte, mi piace credere che ci sia ancora una mondo da camminare a passo lento. Un mondo da scoprire. Un mondo diverso da vivere.




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