Descrivere la cittadella di Machu Picchu è un’emozione. Si rimane stupefatti dalla bellezza e dal mistero di quello che è tra i più notevoli monumenti architettonici del Perù.
Le costruzioni si inseriscano armoniosamente con il contesto naturale, un paesaggio montuoso stretto, difficilmente accessibile, a picco sul precipizio del fiume Urubamba.
Il vero nome del luogo con il tempo è caduto nell’oblio, Machu Picchu è semplicemente un’indicazione geografica, che significa “montagna vecchia”, in contrapposizione all’altra l’Huayna Picchu, che significa “montagna giovane”.
Machu Picchu è detta la città perduta degli Inca in quanto è rimasta celata agli occhi dell’umanità per oltre quattro secoli, e fu scoperta agli inizi del ’900, precisamente il 24 luglio del 1911, da un professore di Yale, Hiram Bingham.
Quali le origini della città? Numerose sono le tesi. Alcuni archeologi ritengono che la città potesse essere un santuario dedicato alle sacre vergini del Sole, oppure una fortezza usata per controllare l’arrivo dei nemici, infine una residenza personale del nona inca Pachacuti (1438-1471).
Il viaggiatore che abbia terminato la salita d’ingresso si ritrova direttamente in piena città, la quale è suddivisa in due settori, caratterizzati da due differenti architetture: il settore agricolo e quello urbano.
Il primo è costituito da coltivazioni a forma di terrapieni, che formano una scalinata sui fianchi della montagna.
Il secondo comprende una grande piazza affiancata ad est e ad ovest da gruppi di costruzioni con strade a scalinata, piazzette, accessi e un sistema di canali molto complesso.
Quasi tutte le pietre erano di granito e provenivano dalle zone circostanti, ed erano lavorate secondo la tecnica incaica della scissione della pietra.
Visitando la cittadella è possibile osservare un edificio denominato il Tempio Maggiore, con pareti finemente lavorate e nicchie regolarmente distanziate, dietro è una scalinata, abbastanza comoda, che conduce alla parte più alta e importante: la Hanan.
Qui in uno spazio aperto è presente una roccia sagomata, con al di sopra in posizione eccentrica, un prisma ricavato dalla stessa roccia. Il prisma è alto 36 cm ed è orientato secondo le coordinate NW-SE.
Gli archeologi non hanno chiarificato la sua funzione, probabilmente consentiva di segnare solstizi ed equinozi; il suo nome è Intiwatana che significa “luogo dove si lega il sole”.
La perfezione delle pareti di Machu Picchu è tale da aver dato vita ad una leggenda secondo la quale un uccello di nome Kak’aqllu aveva scoperto il segreto degli artigiani peruviani, i quali per non far rivelare i loro segreti gli tagliarono la lingua.
Ma Machu Picchu è anche un vero e proprio enigma archeologico; secondo Vargas, archeologo peruviano, la città sarebbe stata abbandonata dalla sua gente nel XV secolo, molti anni prima dell’arrivo degli spagnoli, e si trattò di un abbandono improvviso, per il quale è difficile dare una spiegazione.
Diverse sono le teorie avanzate: si fa riferimento alle guerre fra tribù Incas, che erano alquanto frequenti e che potevano degenerare nello sterminio di massa della comunità nemica.
Oppure ad un’inquietante usanza del popolo andino, in base alla quale chiunque fosse stato giudicato colpevole di violenza carnale nei confronti di una “ajillas”, ossia le sacre vergini del sole, veniva condannato a morte insieme ai parenti, ai vicini e all’intera comunità. Il luogo di provenienza del reo veniva poi maledetto e abbandonato per sempre.
Ma a prescindere dai misteri e dai miti, la reale bellezza di Machu Picchu, dichiarata Patrimonio culturale dell’Umanità, risiede nelle sue piazze, nelle sue costruzioni, che sono prova della saggezza e della tecnica dei costruttori andini.





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