Le mura di Gerusalemme © Gaspa
Raccontare di un’Ultima cena a Gerusalemme è troppo banale.
Lo sarebbe se si trattasse di un accattivante titolo per un pezzo di haute cuisine firmato da chissà quale chef mondiale, figurarsi quando Ultima cena è l’esclusivo nome, affibbiato dall’artista israeliano Adi Nes, ad una sua opera.
Eppure, tra queste righe introduttive, c’è un particolare che da solo potrebbe bastare a far saltare il tavolo, da solo potrebbe rivoltare le sorti di una causa già persa.
Si tratta di un articolo, determinativo singolare e pure femminile, della sua assenza e, di riflesso, della sua gravità perché si sa: gli assenti hanno sempre ragione.
E’ esatto: Ultima cena non è il celebre dipinto leonardesco in tournèe a Gerusalemme. Per fortuna non è neppure il titolo di un improbabile Gambero Rosso medio-orientale.
Ultima cena è la foto con cui, oltre al dato evidente di un gruppo di soldati israeliani intenti a mangiare ad una mensa, Adi Nes ha voluto esprimere il suo personale dissenso al dilagante machismo degli ambienti militari, nonché all’opprimente messaggio cristiano di tradimento e di morte.
Non è un caso se la sua opera è fra le più conosciute in tutto il mondo tra le sessanta ospitate all’Israel Museum nell’ambito della rassegna Real Time: Art in Israel, 1998-2008.
L’evento, inserito all’interno dei festeggiamenti per il 60° anniversario della nascita di Israele è costellato dalla presenza di artisti giovani e abili nell’uso delle nuove tecnologie: numerose infatti sono i video e le installazioni interattive.
E sovente, quando c’è novità artistica, c’è anche novità di pensiero: Ultima cena ne è senza dubbio la prova.

Molti giungono a destinazione direttamente in aereo, ma la destinazione per un viaggiatore è il viaggio stesso e, allora capita di attraversare due Paesi lungo il confine di nessuno.

L’antica Benares, città sacra sulle rive del Gange, ha conservato tutto il suo splendore. La vita e la morte scorrono ancora trasportate dai riti di una religione quasi esoterica.

In Giordania c’è la cima di un monte da cui Mosè osserva, in epoche remote, la sua meta, raggiunta dopo quarant’anni di viaggio nel deserto: la Terra del Latte e del Miele.