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Zerasco: santi, streghe e partigiani - foto : Lo Zerasco, Alta Lunigiana - Foto tratta da Wikipedia
Lo Zerasco, Alta Lunigiana - Foto tratta da Wikipedia

Zerasco: santi, streghe e partigiani

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Là, dove la Toscana punta il dito verso la Liguria, ci sono quattro magnifiche vallate. Una di queste s’insinua nello Zerasco. E’ terra di austere tradizioni e di gente fiera che dai suoi “erbi”, dai funghi e dai “vini”, trae una forza misteriosa che rende liberi gli uomini.

Zeri non esiste. Mille case sparse e una manciata di paesi. Noce, Patigno e Coletta. Più su Rossano, orgoglioso e litigioso per la storia. Montelama con le sue strane leggende di fidanzati trasformati in gatti. E tutto lo Zerasco, roccaforte di lotta partigiana.

Amata, contesa e sofferta. Riti e magie nei racconti. Storia scolpita nella pietra dei borghi medievali. Leggende assopite tra i lastroni d’arenaria, pronte a schizzar fuori. Paesi dell’alta Lunigiana ignorati nel tempo, sembrano risvegliarsi grazie a chi fa trekking o cerca intime emozioni. Sacro e profano s’incrociano nella valle e sull’altopiano.

A Patigno, sul Colle della Gretta c’è un santuario dedicato alla Madonna di Lourdes. E’ il primo dei tanti luoghi di pellegrinaggio. Ventitre frazioni e diverse chiese dove si venera un Santo. Sagre e feste per Sant’Anna, san Lorenzo, san Bernardo e san Terenzio.

Nella Val di Magra un male diffuso era quello del ‘lupo mannaro’. Nelle buie notti alcuni disgraziati, colpiti da epilessia, gemendo e soffiando s’aggiravano per stretti vicoli con urla strazianti. Ci voleva un santo. La scelta cadde su San Genesio, protettore del ‘mal caduco’.

Timore di un dirupo o paura dell’ignoto. Lungo sentieri, mulattiere, nei crocicchi o nei tronchi dei castagni sono incise le “maestà”, bassorilievi di marmo o pietra, raffiguranti la Madonna o i profili dei santi. Tabernacoli segno di antica evocazione rurale.

Volti collocati sopra i portali o ben visibile sulle facciate delle abitazioni, teste di pietra scolpite sulle mura di alcuni casali, imperscrutabili e suggestivi i “facìon”, dal significato misterioso. Forse una difesa dalle forze malefiche, soprattutto dal demonio.

Sono le leggende a fare dello Zerasco una zona intrisa di magia. Basta ascoltare la gente e si possono vedere le streghe che ballano alla luna. Sentire i lupi mannari che corrono sulle creste dei monti. Ascoltare spiritelli che, alla luce di strane torce, sfilano in lunghe processioni notturne con pesanti campanacci appesi al collo.

E’ di Noce, quella di un uomo indemoniato e scomunicato. Quando morì fu sepolto nel cimitero della chiesa, ma al suono delle campane si agitava nella tomba emettendo strani rumori. Dissotterrato e messo in un sacco fu gettato da un’alta roccia in un canale.

Mentre il morto precipitava si udì un rumore di catene sbattere contro le pietre. Ogni volta che la gente andava lì sentiva quel chiasso. E’ il Ponte Dei Rumori, sulla strada tra Pontremoli e Noce. Ancora oggi, di notte e a piedi nessuno ci passa.

Ribelli, quelli Rossano. La storia racconta di lotte e conflitti sin dal Cinquecento. Prima semplici scaramucce per i diritti di pascolo, di taglio della legna, di raccolta di frutti nei boschi. Poi vere rivolte contadine contro il potere dei Malaspina, signori del territorio.

“Zeri mangia del suo pane e veste del suo pelo”. L’antico proverbio risuona nella valle e ben esprime il carattere di una comunità chiusa, fiera e isolata. Fu un giornalista spezzino, certo Carlo Caselli a scoprire e a raccontare di Zeri. Era l’inizio degli anni Quaranta.

L’inviato speciale percorse a dorso d’asino tutta l’alta Lunigiana. “…una valle che non ha rapporti con il mondo.. solo due strette gole, Gordana e Teglia la collegano a Pontremoli”. Molto prima un personaggio assai più illustre descriveva senza pietà il carattere bellicoso e rissoso delle genti dello Zerasco.

“Sono armigeri quegli abitanti e sono in continua guerra con i genovesi.. il popolo grossolano benché siano tutti possidenti…e i preti ignoranti essendo puri contadini senza studio, né capacità..”. Era l’estate del 1786 e così scriveva il Granduca di Toscana Pietro Leopoldo d’Asburgo Lorena, futuro imperatore d’Austria.

Sia il giornalista spezzino sia il Granduca di Toscana, forse dicevano il vero. Pare che gli abitanti della zona siano i discendenti “meno impuri” dei Liguri Apuani, le grandi tribù che tennero in scacco per decenni gli eserciti romani. A Zeri si parla anche un’altra lingua. Attenti studiosi spiegano che questo altopiano è l’ultima “isola” dei dialetti gallo-italici.

Teatro di numerose imprese di lotta partigiana, la zona fu protagonista di due rastrellamenti a opera dei tedeschi il 3 agosto 1944 e il 20 gennaio 1945, che misero la popolazione a dura prova. Fucilazioni, case distrutte dal fuoco, strage di bestiame.

Nella vallata dello Zerasco, accorsero dai paesi vicini giovani e vecchi, per la libertà. “Vallata in Fiamme” del Maggiore Gordon Lett comandante della Brigata Internazionale. “E’ il vostro libro, la storia delle vostre tribolazioni e del vostro coraggio, scritta da un inglese il cui affetto profondo per voi e per le vostre montagne non impallidirà con il passare del tempo”.

Resta una lapide e ancora ardore rivoluzionario. Oggi, più ricco di parole che di pallottole.

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2 commenti a “Zerasco: santi, streghe e partigiani”

  • caterina alle ore 10:37 am scrive:

    In viaggio con Te, Marta, il cuore è sempre bambino e un pò vagabondo: mai sazio di vedere, scoprire, capire=amare.
    Mi piace il Tuo stile e mi piacciono i luoghi dove ami condurre il lettore: mai banali e sempre capaci di donare emozioni, di stimolare la fantasia, di invitare a saperne di più.
    Buon proseguimento.
    Gazie
    caterina

  • marta forzan alle ore 11:11 am scrive:

    Ciao Caterina, ancora te? Davvero mi emozioni.Non sono a Firenze dove vivo. Mi trovo a Berlino e tornerò tra qualche giorno. Giustamente Il Reporter non pubblica le eMail. Vorrei proprio sapere chi sei ma ho problemi con la mia email da quì. cmq GRazie a prestisssimo Marta

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