Quando ci sono arrivato io, allo Zabriskie Point, era l’estate americana più calda dal 1980. C’erano 52 gradi centigradi. Il calore era così denso che si opponeva ai movimenti. Era come una barriera che rallentava tutto, anche i pensieri.
Abbiamo lasciato la macchina al riparo, sotto una casupola, per non far surriscaldare troppo l’acqua del motore. Poi ci siamo avviati su per la strada che porta allo spiazzo. C’è un muretto di pietre brune.
E oltre c’è quello che Christian Brevoort Zabrinskie vide per primo un giorno alla fine dell’800. Un caleidoscopio di sfumature, colori diversi fusi in una visione unica, le rocce erose, dolcemente modellate, ondulate, quasi un oceano di minerali.
C’e ne stavamo lì, a fissare quello spettacolo preparato in millenni, e tutto nostro ora: in quegli istanti indecifrabili. L’aria era un blocco unico, non uno sbuffo di vento. E anche dire qualcosa, con la pelle arsa e bruciata, era difficile. Bastava guardare, ammirare, seguire i pendii, scendere giù, risalire. Parlare era inutile, ora.
Non era un esploratore mitico, o un ricercatore d’oro. Molto più prosaicamente il signor Zabriskie fu vice-presidente della Pacific Coast Borax Company tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900. Quindi, la mattina che scoprì quel punto meraviglioso, stava lavorando.
Con tutta probabilità stava trasportando la borace, il minerale che commerciava, dalle miniere della Death Valley fin su ai centri abitati. Con uno dei suoi twenty mule teams (gruppi di trasporto del materiale composti da venti muli o cavalli) stava avanzando finche non capì che aveva davanti agli occhi qualcosa di semplicemente eccezionale. Qualcosa che doveva essere messo a disposizione di tutti.
Poi, dal 1970, il posto diventò famoso nel mondo per il film che Michelangelo Antonioni girò proprio qui. Il film che forse rappresenta con maggior forza visiva la contestazione studentesca fu ambientato in questo non-luogo. E non casualmente. La contestazione scoppiò proprio per la difficoltà di comunicazione tra i giovani, gli studenti universitari, e gli adulti, le elite, che non ne comprendevano più i bisogni.
Basta andarci personalmente allo Zabriskie Point per sperimentare nel concreto l’impossibilità di comunicare. Un po’ per lo splendore naturale, che ti lascia estasiato, ma soprattutto per la “difficoltà” del posto.
Ecco. Ci siamo. Arrivano altri turisti. La magia, l’incanto che quella visione aveva creato si è rotta. È svanita come una bolla di sapone sciolta dal sole. Visto che i 52 gradi non sono scesi è meglio ripartire. La nostra Corvette nera ci attende. Per portarci in altri lunghissimi, interminabili chilometri nel cuore di questo deserto senza tempo.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




