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Volubilis, quando in Marocco si parlava latino - foto : Scorcio di Volubilis, in Marocco © Monica Genovese
Scorcio di Volubilis, in Marocco © Monica Genovese

Volubilis, quando in Marocco si parlava latino

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Quaranta ettari di estensione nel bel mezzo di una fertile e verdeggiante pianura nel regno del Marocco, terra d’Africa settentrionale. Patrimonio Unesco dagli anni Novanta, mistero, fascino, suggestione secolare. Vicina alla cittadina sacra di Moulay Idriss, sorge Volubilis.

Berberi, greci, ebrei, siriani, romani. Tutti vivono qui. Camminano su queste strade, osservano insieme lo scorrere del tempo. Tutti lasciano un segno indelebile in quello che è il più grande e meglio conservato sito archeologico marocchino.

Mosaici dai colori sfavillanti che sconfiggono quotidianamente l’incedere dei decenni e della polvere, mista a sabbia che giunge dal deserto, colonne alte e svettanti verso il cielo, vicoli acciottolati. Qui, ogni cosa parla di storia, di cultura, di vita lontana, ma ancora presente. Ancora tutta da scoprire, visti i lavori archeologici in corso perennemente. Qui ogni cosa parla. E parla latino.

I primi ad insediarsi a Volubilis sono mercanti cartaginesi nel III secolo a. C., seguono i romani con la supervisione di Roma che controlla ogni proprio avamposto africano rigidamente. Nel periodo di maggior sviluppo si contano oltre ventimila persone in questa località fiorente e vivace, adorna di bagni pubblici, di monumenti, di una basilica, dell’arco del trionfo, insomma quanto rende Volubilis un magnifico luogo in cui vivere.

Poco alla volta, abbandonata dai romani, la città abbandona anche l’uso della lingua latina, soprattutto dopo l’arrivo dell’islam e resta abitata fino al XVIII secolo. Da allora, è una città fantasma. Silenziosa, ampia, spettacolare e assolutamente calda durante la bella stagione. Il sole al tramonto la illumina creando giochi e geometrie, disegni particolari lambendo i profili delle sue colonne.

L’atmosfera si trasforma e diventa magica. Il caldo allenta la sua morsa e la solitaria città si cambia d’abito e si veste da sera. Le ombre calano e allungano i resti di antichi edifici, delle case d’allora, delle pareti che restano intatte. Dal punto più alto di Volubilis si possono ammirare costruzioni senza pari.

La Casa di Orfeo con le sue riconoscibili quattro colonne accanto a tre cipressi, sontuosa residenza di un ricco cittadino. Il campidoglio del 218 d. C., dedicato a Giove, Giunone e Minerva. La basilica e il foro del 1300, l’arco di trionfo, voluto in onore dell’imperatore Caracalla e di sua madre.

E ancora i mosaici de “Le fatiche di Ercole” e de “Il bagno delle ninfe”, oltre a quelli presenti nella Casa di Venere. A Volubilis c’è un pezzo di storia romana, di storia italiana e ad ogni passo si carpisce un segreto.

Il sito è talmente ricco di testimonianze passate, molte ancora sotterranee, che non bastano gli occhi ad osservarle tutte. Si può passeggiare liberamente immergendosi nella grandiosità di questo luogo e immaginandolo come secoli prima si presenta. Volubilis si imprime nella memoria come una scultura cesellata lentamente, così da essere immutata ed eterna nel cuore di ogni viaggiatore.

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2 commenti a “Volubilis, quando in Marocco si parlava latino”

  • rossana Rodriguez alle ore 4:43 pm scrive:

    amazing..

  • Monica alle ore 6:19 pm scrive:

    Thank you Rossana.

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