Venezia e il Mare. Tra di loro. Una barca e l’orizzonte. Era il lontano 1974, quando alcuni appassionati della voga alla veneta diedero vita a una regata tra amici su mascarete. Fu così che nacque l’idea una sana vogata non competitiva (Vogalonga), aperta a tutti gli amanti del genere per combattere il degrado della città e il moto ondoso, nel nome del ripristino delle tradizioni veneziane.
Ci vogliono dalle due ore circa (per i più allenati) alle cinque e oltre, per attraversare la città lagunare con la sola forza dei propri muscoli. Imbarcazioni di ogni tipo (a remi, s’intende) e da ogni dove, si radunano nel bacino San Marco, fronte a Palazzo Ducale. Bloccato il traffico acqueo motorizzato dalla mattina fino alle prime ore del pomeriggio. Si, almeno oggi Venezia torna in mano solo all’uomo.
Partito lo start, si voga fino a girare a S. Elena, quindi si costeggiano le isole delle Vignole, di Sant’Erasmo e di San Francesco del Deserto. A metà percorso si raggiunge la bella e colorata Burano e costeggiando le isole di Mazzorbo, Madonna del Monte e San Giacomo in Paludo, il corteo entra a Murano. Giunti a Venezia, si passa per il canale di Cannaregio e si raggiunge il Canal Grande. Quindi l’arrivo alla Punta della Dogana di fronte a San Marco.
Terrazza privilegiata per godersi lo spettacolo della Vogalonga, sono i ponti delle Guglie e dei Tre Archi, con sotto di essi il Canale di Cannaregio, sulle cui sponde trovano casa le Fondamenta di S. Giobbe e Cannaregio. Lì. A pochi passi dall’antico ghetto ebraico, veneziani e turisti si riversano per incitare gli stoici regatanti.
Mentre a “terra” l’orchestra di fiati di Cadoneghe (Pd) intrattiene con pezzi classici e più recenti come le intramontabili musiche western di Ennio Morricone, le barche iniziano ad arrivare. Alle loro spalle, all’orizzonte, convogli ferroviari e aerei in fase di atterraggio al vicino scalo Marco Polo.
Passano bandiere ungheresi, tedesche, olandesi. Puntuale anche in questa edizione c’è il gruppo “Forza Rosa”, donne ammalate di tumore al seno che partecipano per sensibilizzare la popolazione sulla realtà che si può condurre una vita piena e attiva se il problema se viene affrontato e curato.
“È sempre una nuova ed emozionante avventura, a ogni edizione si scopre qualcosa di nuovo di questa incredibile città” mi dice a caldo Gino Rosa, istruttore della Remiera Cannaregio, e autentico veterano dalla Vogalonga, “i primi anni partecipavano alla manifestazione solo barche veneziane. Improvvisate. Rinnovate al momento, adesso vengono da tutto il mondo”.
Qualcuno ha ben pensato di celebrare la recente vittoria dell’Inter in Champions League, e una gondola (tre donne e il poppiere) indossano la casacca nerazzurra. Ci sono anche barche con a prua un dragone cinese, e chi invece si fa seguire da una “minacciosa” pinna di squalo.
Superato il ponte delle Guglie, si entra nell Canal Grande. Gli ultimi faticosi metri, prima di raggiungere la Basilica della Salute. Lo fanno i protagonisti. Sudando, e sorridendo. Lo fa Venezia. Tutta Venezia, con gli accenti e le tante lingue di un mondo senza confini. Lo fa Venezia sull’acqua. Dentro Venezia.





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