Il rumore degli zoccoli. Nitriti. Elegante postura. La storia che da secoli continua a scriversi grazie al loro impetuoso aiuto. Corrono, rallentano e saltano. Inimitabile simbolo di fresca libertà. Suprema espressione di coraggiosa rincorsa verso la vita. Nell’aria si agita una criniera. Sono i cavalli.
Verona, uno dei più importanti poli fieristici d’Italia (e non solo), da giovedì 6 a domenica 9 novembre, ha sfoderato dal cilindro uno dei suoi migliori eventi in programma. FieraCavalli. Un paradiso per gli amanti di questo meraviglioso animale. Una cittadella allestita tutta in funzione dell’essere equino.
Dopo un piacevole viaggio in treno fino alla città scaligera, vissuto fra banchi di nebbia che a tratti inzuppavano il Veneto, eccoci finalmente nella città di Romeo e Giulietta. Una comoda navetta (gratuita) ci conduce alla fiera. Superate le pratiche d’ingresso, non faccio tempo a guardarmi intorno che un cavallo al trotto mi passa accanto.
Resto qualche minuto a voltarmi senza fiatare, né prendere appunti. Vedo bambini che vengono fatti salire su cavallini. Ci sono stand di tutti i tipi. Da quelli che vendono stivali per cowboy, a selle, frustini, abbigliamento (cappelli, camice, giacconi), e anche souvenir dei nativi americani.
C’è di che perdersi. Ma i protagonisti da vedere sono e restano loro. I cavalli. Superbi esemplari arabi. Spagnoli. Italiani. Quelli delle Forze Armate. A fargli compagnia, c’è anche una parte dedicata all’amico rompiscatole dell’orco Shrek. Ciuchino. Tranquilli asinelli, e qualcuno più piccolo (e tenero) che sonnecchia, mentre tante manine di bambini cercano di carezzarlo, felici e meravigliati.
Anche lo stomaco vuole la sua parte. E oltre all’immancabile pasta e fagioli (sentendoci così tutti un po’ Bud Spencer e Terence Hill nei loro indimenticabili film western), scopro uno stand ove vendono il panino del buttero: il pastore a cavallo, tipico della Maremma toscana, della campagna romana e dell’Agro Pontino. Una squisitezza.
Passano carrozze per far fare un giro ai moltissimi intervenuti. Non manca nemmeno un carro in stile pionieri alla conquista del west. Negli stand si vende, ma si balla anche, con l’immancabile musica country. E poi, c’è spazio anche per i bambini. Una fiera fatta pensando anche a loro. Con l’uomo Bucaneve, tanti giochi (stupenda la gara di corsa sul cavalluccio) e laboratori di disegno.
La bussola l’ho lasciata a casa. Vago senza badare, passo in mezzo a spettacoli equestri. Mi tornano alla mente le musiche di Ennio Morricone, epico compositore delle saghe western, e quelle di Hans Zimmer e Bryan Adams (per il cartoon Spirit: lo stallone di Cimarone).
Posso intravedere un pensiero che s’insinua tra le stelle appollaiate, mentre l’aria orgogliosa sguscia dalle narici del cavallo che la trattiene, come un boomerang nell’anima di ciascuno.





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