Sgusciano ombre. Si rincorrono riflessi. Imprevedibili boulveard trovano nuova carnalità negli sguardi di chiunque capiti nell’antica Repubblica Marinara. Si erge tutto ciò tutt’intorno una popolazione ancorata alle proprie palafitte, e a una nuova che ogni giorno vi s’immerge.
Scorci. Trailer momentanei su ogni passaggio vitale. Si vede una tipica gondola spuntare. Chi è nato prima? L’imbarcazione o quanto vedo prendere forma dentro l’acqua? Una “scialuppa” rossa mi appare solitaria. Ancorata ai panni stesi che attendono il sole sopra di loro.
La mappa parlava di un ponte al centro del Canal Grande. Scruto il mondo dal Ponte di Ri’ Alto. Seguo le briciole di una promessa e finisco per prendere la direzione della defilata Chiesa di San Piero di Castello. Dal frastuono di una folla assordante al silenzio più sbarazzino. Per arrivare a questo punto, passo per Via Garibaldi.
Lì ci sono i barconi ormeggiati per la verdura e del pesce. Via Garibaldi inizia così. Ci sono le salumerie, i bar, la normalità. L’uomo sul barcone scandisce bene i prezzi e la qualità della sua merce. Ci sono anche spazzini. La gente non pare preoccupata, ha un che di sereno nel muoversi, nel parlare.
Sembrano tutti parte di una vera comunità. I carretti avanzano, e si carica un altro bottino di merce. I passerotti cercano qualche stuzzichino. Niente piccioni o gabbiani, solo il lato gentile del cielo in questa zona.
Decido di entrare nella panetteria della zona. Mi domando incuriosito se in mezzo al trambusto di mezzogiorno, riuscirò a sentire almeno un buongiorno.
Due ciarliere commesse mi accolgono con un impagabile bondì ‘more! Parlano e scherzano con la clientela abituale. Non lesinano il dialetto nemmeno con i turisti. Compro pane e galatine. Loro sembrano così, semplici caramelle al latte che esprimono gentilezza.
Mi prodigo in un inchino, e mi dissolvo insieme a quanto resta del giorno. Passo ai lati più oscuri della città in attesa di un gesto ricambiato dal cielo. È troppo tardi. Un canto lirico accompagnato da liquide melodie femminili, mi rapisce per le braccia trascinandomi in una irreversibile danza, sulle punte di nuovi ed eterei pensieri.




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