Si definisce l’immagine. Si fa largo il riflesso. Figura distorta che si riprende ciò le hanno rubato. Le finestre ondeggiano come soffici batuffoli. Madre Natura ritocca. Smuove. Colora. Svanisce. Ombre che si colorano d’azzurro. Di verde. Di tinture grigiastre. Poi irrompe il giallo. Il calore. Rosei fraseggi che galoppano col destino del cielo. Miscele che non si possono ricreare. La vita che si specchia nei canali veneziani.
E basta anche una sola nuvola perché tutto venga ridefinito. Mi sporgo un po’ a un ponte. Saltello lungo le fondamenta. Ci dovrebbe fare un salto qualche regista amante del fantastico, e realizzare almeno una trilogia animata.
La brezza mette alla prova ogni scorciatoia picassiana su supporto acqueo. I bassi fondali sono nitidi. Sfumature bruno marine. Nuvole, cielo, stelle, abitazioni, barche e passanti. Sono gli artisti a cui l’acqua accetta gratis di fare un ritratto.
A due passi dall’inzio della celebre Via Garibaldi, c’é Ponte Nuovo Fondamentin. Superando il ponte e girando subito sinistra, si arrivaa “Fondamente de Rio de la Tana”. Sedersi sugli umidi masegni, può risultare poeticamente fatale.
Dal vicino Friuli, le parole della canzone The waves di Elisa, sembrano celebrare quanto vedo. “Raggiungerò la riva prima dell’alba/ Ho provato a ritrovare tutto quello che avevo perso/ Tra migliaia di onde, milioni di onde/ Da qualche parte sono sicura che vedrò il tuo viso/ Che ti rivedrò là”.
Vago alla ricerca. Seguo i riflessi che paiono tante ombre intrappolate sott’acqua. Se girare su una propria imbarcazione per il Canal Grande, è il modo migliore per assaporare Venezia, osservarla dall’acqua che l’abbraccia, non è certo un peccato.
Adesso mi rivolgo a te, che stai leggendo. Scegli un punto qualunque dell’universo. Fa’ che le tue pupille si confrontino con quel che c’è di nascosto e apparente. Fa che i tuoi sentimenti non restino sempre illesi. Impressionismo en plen eau.




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