Linguaggio sublime. Esaltazione d’amore. Cascate di glicini sventagliano gialli fosforescente. Soffice bomboniere filanti. Feline predilette in un ballo per propiziare la fertilità. Uno stacco dà respiro a un tuono che penetra nelle acque di un fiume. Danza Antica legata alla femminilità Sacra. Danza Orientale, celebrazione di donne.
Venezia riassapora il suo glorioso passato. L’antica porta d’Oriente. Centro di due mondi. E lei, la Serenissima, unica nel suo genere con la sua laguna, è a suo agio quando può mescolare tratti armeni con melodie della steppe asiatiche, veli marocchini con braccialetti kazachi, melodie egiziane con colori indiani.
Nell’isola lagunare del Lido, è andato in scena il Convegno Internazionale Danze Orientali (19-21 marzo), evento dedicato alla ricerca, diffusione ed evoluzione delle forme di danza delle donne, alle tradizioni ed ai costumi di culture lungo la Grande Via della Seta, mitica strada che collega la Cina con il Mediterraneo.
Qualche defezione dall’India (causa problemi di visto, vista la situazione di allarme dopo gli attentati dello scorso febbraio), così come dal mondo arabo per la concomitanza della ricorrenza del Nowruz, la festa di dodici giorni che segna l’inizio della primavera e del nuovo anno nel calendario persiano (salutato per il secondo anno consecutivo dal presidente americano, Barak Obama).
È un viaggio lunghissimo quella della danza orientale. Partito dalle tribù gitane dalla Persia, e via via contaminatosi in molte e diversificate aree del mondo. Stili di scuole diverse. Qualcuna rimasta più nell’ombra cpme le danze tribali del deserto o le danze proibite, ma linguaggi ancora noti e pieni di mistero, come la danza berbera del Marocco, o le danze dell’Andalusia che ispirarono il flamenco.
Alla fine della prima giornata, dopo i primi workshop con insegnanti provenienti da tutto il mondo (come l’israeliana Orit Maftsir, l’egiziano Karim Nagi, l’italo-svedese Farida Bissinger), è andato in scena il primo spettacolo, dedicato al Tao delle Donne. Una storia millenaria fatta di saggezza, forza, silenzio, come espressione della Madre Terra, creatrice e nutrice. Un dialogo interculturale danzante tra le donne di tutto il mondo che unisce popoli e pensieri.
La Via della Seta è invece uno spettacolo in cui vengono realizzate diverse danze dalla tradizione antica (indiana, persiana, turca, egiziana), danze del nord Africa, e danze moderne come il Tribal, e Bolliwood. C’è la compagnia milanese di Franacesca Pedretti, e la danza dell’Himalaya.
“Ho conosciuta questa tecnica del Tetto del Mondo in occasione della mia partecipazione a un festival in India in onore del Dalai Lama”, spiega Vidhi Shunyam Bogdanovska, direttrice artistica del Festival, “Lì ho conosciuto artisti straordinari delle montagne nello stato del Chamba, che presentavano una cultura quasi svanita, tribale, del nord del Himachal Pradesh. Avevano elementi in comune con le danze turche dei sufi roteanti, e questo è straordinario se si pensa alle contaminazioni”.
Cultura occidentale. Cultura orientale. Unite. Indistinguibili. Mescolate. Ogni singolo movimento è stato re-interpretato una serie infinita di volte da milioni e milioni di donne (e qualche uomo). Musica e danza hanno il grande privilegio di portare pace fra i popoli. Le donne, hanno l’onore di usare tutto questo, per materializzare l’amore.





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Buon giorno Luca, sono Romana von Puttkamer. Ti ringrazio per la mia splendida foto. E’ stata una gradita sorpresa!
E’ vero “Venezia, il ventre multiculturale d’Oriente”, ha accolto la “danza antica legata alla femminilità Sacra”: questo è ciò che vivo quando danzo. E’ questo aspetto della danza orientale che personalmente tengo a mettere in risalto. La sacralità naturale della Donna, espressa nella sua essenza, nella sue curve, nelle sue movenze, nella sua Luce interiore torna a splendere, nell’intensa semplicità. Danzare in contatto con la Madre Terra, con gli elementi, con la Luce, avvolge da un vortice di colori, suoni, profumi, fruscii. E’ un rito che dedico alle donne del mondo perché ritrovino la loro consapevolezza, il loro splendore nella comunione di Cuore con il Maschile. Nella danza non esiste eta, non esiste colore di pelle, tutto diventa sintonia, armonia e unione con il Tutto.
Nel tuo articolo hai fatto rivivere la vera essenza di questo splendido incontro a Venezia. Romana von Puttkamer
gent.ma Romana, ti ringrazio molto per il tuo commento. Quello che riesci a esprimere è davvero magico. Basta lasciarsi trasportare per capire e cogliere la bellezza multiculturale del mondo. Un caro saluto
fantastico spettacolo, spero che diventi un apuntamento fisso come la mostra del cinema. Una danza spettacolare con artisti fantastici. Luca non sei un giornalistra m uno scrittore/poeta.
ciao Antonino, grazie. Concorco col tuo desiderio, che diventi un appuntamento fisso, ma ci sono buone speranze che così sarà. Un caro saluto