Incontro i più acerrimi nemici di Batman. Dal Joker all’Enigmista. Vedo nugoli sparsi di Winx. Resto incantato dalla bellezza delle Marie. M’imbatto nei costumi dell’epopea di Marco Polo. Scorgo un angelo scivolare verso la piazza dal Campanile di San Marco. Succedono cose strane qui. Sono a Venezia.
Si conclude oggi la rassegna mascherata del Carnevale Veneziano, sgorgato dal cilindro di Venezia Marketing Eventi. Dodici giorni che hanno portato nell’antica Repubblica Marinara decine di migliaia di persone. Tutte colorate. Un flusso continuo di risate, scherzi e tanta allegria.
Gli eventi e spettacoli non si contano, senza trascurare lo show del premio nobel Dario Fo nel primo sabato della rassegna, in piazza San Marco. Celebrazioni che hanno coinvolto le istituzioni culturali (Fenice, Teatro Stabile, Biennale) in un unico cartellone di spettacoli, riportando questa epica festa agli antichi fasti.
Un Carnevale quest’anno nato sotto il segno dell’Amore, partito infatti lo scorso 14 febbraio, il giorno di San Valentino. E per la seconda volta, sotto la direzione artistica di Marco Balich, è tornato Sensation. 6 sensi per i sei sestieri. La Vista a San Polo, l’Udito a Dorsoduro, l’Olfatto a Santa Croce, il Gusto a Cannareggio, il Tatto a Castello e, infine, l’Intelletto a San Marco il cuore delle celebrazioni dedicate al Carnevale.
E in una festa che si rispetti, non possono mancare le vivande. E sono in molti a giurare che prima ancora del trucco, attendono questo momento per gustare le dolcezze tipiche. Su tutti le frittelle, che in tutte le pasticcerie locali si trovano nelle varianti classiche (o venesiane), crema, zabaione e perfino di mela. Il tutto accompagnato da un caldo vin brulè.
Tutte le calli e campielli sono occupati. E poi ci sono loro. L’anima meno appariscente, ma con una missione. Colorare i volti di chiunque voglia prendere parte del gioco. Novelli Tiepolo e Tintoretto che intingono il pennello e danno vita a nuove espressioni. Faccio la mia parte. Sento l’aria fresca plasmare gli azzurri e i rossi del mio viso.
Faccio qualche metro e resto rapito dalle performance dei tanti (e bravi) artisti di strada.
Annuso. Mangio. Sento. Vedo. Tocco. Penso. M’invitano a salire su una barca. Ai remi, la maschera resta su. Attraverso tutte le destinazioni, tra una pioggia di coriandoli e un brindisi con chiunque mi fermi. Poi m’inchino alla bellezza di uno sguardo. Una maschera bianca che nasconde due perle verdi e una chioma rossa.
Venezia è così. La magia di un istante che invade l’immortalità di tutti i nostri sensi.





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