Sguardi profondi circondati da orizzonti di cartapesta poi rivolti verso un sorriso rosso carnale. Strane creature a cavallo di lumache simil Burtoniane. Inchini, danze e ruggiti. Così tanti coriandoli da far ammattire anche gli angeli più pazienti. Merletti e lunghe vesti. Niente più che Venezia, a Carnevale. Venezia, cantiere aperto di festante fantasia.
Il carnevale veneziano. Antiche radici rimandano a più tradizioni, da quella latina dei Saturnalia a quella greca dei culti dionisiaci che segnavano il passaggio dall’inverno alla primavera con l’uso di maschere e rappresentazioni simboliche. Col tempo questo rito/festa (la cui durata era anche di mesi), divenne sempre più sinonimo di divertimento, con protagonisti artisti di strada fra le calli e sfarzose feste private nei palazzi.
In questo clima di gioioso sollazzo, il gioco d’azzardo assunse un ruolo fondamentale. Il Ridotto di S. Moisé, la casa da gioco pubblica gestita dallo Stato, divenne uno dei punti nevralgici per la città. Tra il 1638 (anno d’apertura della struttura) e il 1774 (anno della chiusura) migliaia di giocatori in maschera lasciarono “svariati” ducati nelle tasche dello stato.
Dei tempi passati, l’ultima grande epopea di sfarzo e godimento carnevalesco fu vissuta fino alla destituzione della Repubblica Serenissima (nel 1797, per mano delle truppe francesi di Napolone Bonaparte). Il tutto venne brillantemente tramandato (e criticato) nelle commedie di Carlo Goldoni (1707-1793). L’altra (godereccia) faccia della medaglia, aveva i connotati del gentiluomo/seduttore Giacomo Casanova.
Come allora, anche il moderno vuole i suoi riti. Su tutti, il volo dell’Angelo e la sfilata delle dodici Marie. L’onore del primo appuntamento, per il Carnevale Sensation 2010, è toccato a Bianca Bartolini D’Adda, modella di fama internazionale (della progenie degli Agnelli) che, come da tradizione, si è fatta calare dal Campanile di San Marco
Le dodici Marie invece, selezionate ogni anno, sono le protagoniste del corteo storico in cui sfilano sedute in portantina da San Piero di Castello fino al Giardino di Piazza San Marco, dove vengono presentate al pubblico. Il loro passaggio rievoca il rapimento di altrettante fanciulle da parte dei pirati narentani, ma poi liberate dalla Serenissima.
Ogni anno c’è la gara alla maschera più bella. Immancabili più di una bauta (travestimento veneziano per eccellenza: velo nero, tricorno e “volto” o “larva” bianco, ossia la maschera stessa). Il fascino di Jack Sparrow è ancora vivo, così come quello delle fate Winx per le più piccole. Qualcuno è già in fase Alice nel paese delle Meraviglie.
E mentre una massa abnorme continua a riversarsi nella città lagunare, lo spettacolo è anche altrove. Il gruppo degli Ibernisti sfila sulla rinomata spiaggia del Des Bains, nell’isola del Lido di Venezia. Chi in costume (da bagno) e chi simil abito da sera, sfidando il vento freddo e una temperatura marina non proprio estiva. Giusto il tempo di sistemarmi sulla battigia, applaudire questi coraggiosi (nessuno giovane), che sono già tornato nell’epicentro colorato, in cima al ponte di Ri’ Alto.
Nella domenica dei record (150mila presenze), caduta quest’anno proprio nel giorno di San Valentini (presente anch’esso) è difficile fermarsi, anche solo per entrare in una delle tante pasticcerie aperte, e concedersi una squisita e calda frittella allo zabaione. Un piacere da lotta fatale con le prelibatezze più sopraffine.
Dopo aver sguazzato a immortalare i giovani truccatori e i loro truccati, contribuisco alla causa di giovani artisti e prendo posizione su uno sgabello. Mi tiro indietro i capelli, lasciando che la mia faccia sia trasformata in un Joker ancora più diabolico del fu Heath Ledger. Chiudo gli occhi, e resto immbile (un po’ come mi succede dal dentista). Sento il pennello carezzare la pelle. Percepisco le mie labbra allungarsi. La trasformazione contagia i miei pensieri.
Terminato il lavoro, mi guardo allo specchio. Temo farò concorrenza a Dorian Gray. Allento i muscoli, e mi faccio sedurre dal fascino della confusione. Mi lascio trascinare senza meta. Nessun Batman in giro che voglia sfidarmi, solo qualche Spiderman (ma sono altri si suoi nemici). Riesco a fermarmi solo quando sbuco sul Canal Grande. Giusto in tempo di un veritiero saluto, con anime mascherate in partenza.





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