Stelle solitarie sull’orlo di un chiarore pulsante. Luci soffuse. Petali sul palco. Maschere. Abiti d’epoca. La potenza vocale trabocca nel cielo più tangibile. Giarrettiere e merletti inondano il palco di scherzosa malizia. Eroine dominatrici di un mondo terreno, sospeso tra storie d’incantevole espressione contemporanea. Nel Carnevale della Serenissima, nuove leggende dalle fisionomie burlesque-canterine sono state tramandate a cominciare da questo istante.
Venezia pullula di anime mascherate in ogni sua calle. Quando arrivo dalle parti di San Marco, l’omonima e celebre piazza si deve ancora riempire all’inverosimile. Come un’ombra furtiva sgattaiolo fino in Calle Larga XXII Marzo, e lì lascio ai miei passi il privilegio di guidarmi per un minuto ancora nel mini dedalo fino a raggiungere l’hotel Europa e Regina, anfiteatro di un particolare spettacolo carnevalesco.
Il tempo di entrare e subito due simpatici Pulcinella, il celebre personaggio della commedia napoletana, mi danno il benvenuto scandendo in perfetto dialetto partenopeo ogni loro affermazione. Intanto iniziano ad arrivare gli ospiti, subito indirizzati verso un elegante salone con luci soffuse dove due femminili creature floreali, che paiono essere sgorgate fuori da qualche meraviglioso pertugio Alicesco, offrono stuzzichini in attesa della cena. Musiche di sottofondo, tra valzer e rondò veneziani.
Una serata unica. A breve si esibiranno sul palco il trio Appassionante e la celebre artista del burlesque, Eve la Plume. Gli ospiti sono tutti vestiti con abiti settecenteschi. Organizzatrice dello spettacolo, Antonia Sautter, la celebre stilista d’abiti d’epoca e realizzatrice del Ballo del Doge, evento unico al mondo giunto nel 2011 alla sua diciottesima edizione.
Dopo la prima portata è il momento di ascoltare. Entra per primo il gruppo Appassionante, che hai volti, la grazia e la bellezza delle tre cantanti Giorgia, Stefania e Mara. Talentuose interpreti in versione lirica di canzoni pop italiane e internazionali, capaci di passare con disinvoltura nel loro repertorio dalle struggenti parole di Take my breath away o Il mio cuore/My heart will go on (Celine Dion), a punte d’incredibile intensità con l’immortale The show must go on della rock band inglese, Queen.
Come tre regine (con tanto di corona) le cantanti fanno il loro ingresso vestite di bianco-dorato, con ciascuna un ampio guardinfante. Non si limitano a cantare. Durante le performance dialogano tra loro con gli sguardi. Cercano qualcosa nell’indefinito con le mani. Una reclinata tempesta di soffici ali di pietra assume l’assoluto controllo del destino. In confidenza, l’intenso momento si è preso l’ultimo acuto. Ecco l’amore uscire dalle loro corde vocali. Fluttuante senza mai svanire.
Si riaccendono le luci. Ne approfitto per concedermi un assolo silenzioso sulla laguna. Davanti alla terrazza dell’hotel scorre il Canal Grande, e proprio di fronte a me ho la magnificenza barocca firmata Longhena, della Basilica della Salute. Il freddo è tiepido. Mi faccio trascinare dalla lenta corrente lagunare. Un rintocco nella segnaletica dei miei pensieri ha reso possibile l’istantanea di una riluttante ambizione risolutiva.
Il tempo di riprendere confidenza con il mio rosso kaftano ed è già il momento di Eve La Plume. Carnagione lattea, capelli rosso bordeaux e occhi azzurri. Dapprima si presenta come Maria Antonietta con tanto di lancio di brioche al pubblico, poi come bambola da carillon. L’artista si muove sul palco in punta di piedi. Si sfila delicatamente i capi d’abbigliamento tipici del burlesque: giarrettiera, bustier, corsetto. Ammicca. Sorride. Danza tra pizzi e collane. Scopre i seni senza svelarne il calore. L’ombra della sua delicata figura plana di continuo tra legittime gelosie d’attrazione.
Eccomi di nuovo fuori. Nella notte mascherata veneziana. A incalzare rimasugli di eternità. Non c’è bisogno di sollecitare ulteriori emozioni. Il sipario della delicatezza ha rotto le barriere d’ogni cannocchiale. Mi sono occupato di ciascuna profezia senza rinunciare a ciò che ho provato. Tutto questo sarà condivisibile solo da chi vorrà correre i miei stessi rischi. Trasformando il mondo in ciò che vede. Ora mi resta soltanto una cosa da fare.





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