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Veneto, sul Ponte Vecchio di Bassano - foto : Il Ponte Vecchio di Bassano del Grappa © Monica Genovese
Il Ponte Vecchio di Bassano del Grappa © Monica Genovese

Veneto, sul Ponte Vecchio di Bassano

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“Sul ponte di Bassano – là ci darem la mano -là ci darem la mano – ed un bacin d’amor – ed un bacin d’amor. Doverti abbandonare – volerti tanto bene è un giro di catene che m’incatena il cor”. Così cantano gli alpini riferendosi al Ponte Vecchio.

Indiscusso simbolo cittadino, teatro di scontri bellici e più volte travolto dalle piene del fiume Brenta, il Ponte Vecchio di Bassano del Grappa, in Veneto, nel vicentino, domina le acque che scorrono sotto le sue fondamenta guardando verso il futuro, ma saldamente ancorato alla sua antica storia.

Protagonista di una vecchia canzone degli alpini, il ponte di Bassano è parte delle vicende storiche italiane. E’ più di un semplice ponte, di un passaggio da una riva all’altra, è il legame di questa nostra terra verso il proprio passato, doloroso, eroico e, forse nemmeno troppo distante dall’oggi.

Il Ponte Vecchio o Ponte degli Alpini, rigorosamente in legno, risale probabilmente al XII secolo. Più e più volte ricostruito, deve la sua attuale versione all’architetto padovano, vissuto nel Cinquecento, Andrea Palladio. Si presenta con una serie di piloni frangiflutti trapezoidali su cui poggia l’impalcatura, coperta da una struttura a tettoia continua.

Nonostante le “mortificazioni” che il Brenta ha inflitto al ponte, ogni ricostruzione successiva al progetto del Palladio, ha rispettato i disegni dell’artista. Da un lato all’altro del ponte, sempre ben ventilato, si passa dal Museo degli Alpini, alle tipiche grapperie di Bassano dove, ancora oggi, vengono distillate grappe note in tutto il mondo.

Da un lato del ponte, si possono notare alcune palazzine dall’aspetto apparentemente trascurato, ma che, in realtà, conservano i segni della prima guerra mondiale. Qui, infatti, sulle facciate delle case ci sono ancora i colpi delle fucilate che formano piccoli buchi nei muri e nella memoria della gente.

Ed è da allora, dalla disfatta di Caporetto in cui gli italiani sono sconfitti dagli austro-ungarici e dai tedeschi, che la città cambia nome da Bassano Veneto a Bassano del Grappa, a ricordo delle migliaia di vittime sepolte sull’Ossario del monte Grappa.

Sulla sponda sinistra si scorge il Palazzo Sturm, una bella ricostruzione settecentesca al cui piano terra si trovano degli affreschi, un’alcova dai dipinti particolari e un voluttuoso boudoir che gioca con i numerosi specchi che l’adornano. Ma ciò che rende colorata e luminosa la passeggiata lungo le vie di Bassano, sono le tante ceramiche, tipiche del luogo, che fanno capolino da ogni negozio e attirano l’attenzione dei passanti.

La produzione artigianale bassanese risale a XVI secolo, come testimoniano alcuni oggetti esposti al Museo civico da cui ci si muove agevolmente per visitare la bella piazza della Libertà, il Giardino Parolini, ampia area verde nata nell’Ottocento, viale dei Martiri, il Castello Superiore, fratello di quello Inferiore, ora scomparso e il Duomo.

Bassano, il suo ponte, il suo panorama, il suo fiume, ora calmo e placido, appaiono come un dipinto realizzato a più mani nel corso degli ultimi decenni. Un dipinto le cui pennellate sono getti d’acqua del Brenta.

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"Intervista a Babbo Natale" di Renato Minozzi - Nuovi Autori, 2003



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