In mezzo alla natura, in un parco ampio e ricco di sentieri, si scorge un piccolo ingresso ad un altro mondo. Un mondo il cui accesso, quasi sempre, è interdetto all’uomo. Il mondo sotterraneo. Laddove la Terra si cela alla vista del sole. Laddove, solo attraverso qualche minuto anfratto in superficie, si può penetrare nelle fauci del pianeta. E, in Veneto, questo anfratto ha un nome. Le grotte di Oliero.
Nell’alto vicentino, lasciate alla spalle le città storiche, le ville palladiane, il traffico, il turismo, i caffè, i bar e i ristoranti, si trova un paesino, Oliero appunto, e a nord del suo centro, si scorge un luogo fatto di vegetazione fitta e di un fiume, in parte inghiottito dal sottosuolo calcareo dell’altopiano di Asiago.
Nelle montagne che qui regnano da secoli e che fungono da scenografia, si aprono cavità da cui affiorano le acque dell’Oliero. Queste cavità vengono scoperte nel lontano Ottocento dal naturalista Alberto Parolini che decide anche la realizzazione di un bel parco tutto attorno alle grotte per creare un’ambientazione magica e romantica. Perfetta cornice ad un quadro d’autore.
Attualmente le grotte, per l’esattezza quattro, sono aperte al pubblico e la visita è una piccola avventura in una regione della Terra altrimenti sconosciuta. Nella parte bassa dell’intero complesso, c’è una larga imboccatura al cosiddetto còvolo dei Siori (o grotta Parolini). All’interno la temperatura è di 12 gradi ed è costante tutto l’anno.
Per accedervi, accompagnati da sapienti guide locali, è necessario salire su una barchetta di legno, senza remi. Di solito è una barca bianca con una striscia azzurra che, sfiorando il fiume, si addentra nella montagna. L’ingresso, per quanto spazioso, è molto basso, pertanto bisogna chinare il capo o sdraiarsi quasi completamente sul fondo dell’imbarcazione.
Mentre le guide, aiutandosi con una fune che trascina la barca dentro e fuori dalla grotta, iniziano il viaggio, le rocce di questa sfiorano lo sguardo sgomento dei visitatori. La grotta passa letteralmente sopra le teste di tutti e, sebbene per pochi secondi, è un po’ inquietante pensare di avere un’intera massa di montagna sul proprio volto.
Dentro, pochissime fioche luci illuminano alcuni punti caratteristici. Il buio è avvolgente e impressionante. Si avverte il rumore del fiume da ogni lato e si possono osservare delle meravigliose sculture create dall’acqua. L’erosione, i millenni, il lavorio costante di una sola goccia fanno sì che la grotta di Oliero sia una galleria di capolavori.
E i capolavori, qui sono stalattiti e stalagmiti. Alcune enormi, altre piccole, sottili, sinuose. Si presentano “morbide” alla vista, lucide. E’ affascinante e suggestivo pensare di assistere al lavoro “interno” del pianeta.
Sembra di trovarsi in una della pagine dello scrittore Giulio Verne quando descrive il suo viaggio al centro della Terra. Dopo una navigazione breve, si arriva ad una sorta di porticciolo nella grotta da cui si percorrono pochi passi a piedi. Le forme delle concrezioni calcaree prendono vita, si animano e raccontano di sé.
Spettacolare è la Sala della Colata con stalattiti alabastrine di quattordici metri. Vere e proprie colonne della grotta. E, in una minuta nicchia, si trova il volto della strega. Si tratta di una conformazione rocciosa che assume l’aspetto di un profilo di donna dal naso aquilino, simile, appunto ad una strega.
Si racconta che, anticamente, un uomo per liberarsi della moglie, la conduce qui per abbandonarla a se stessa. E, da allora, la giovane è diventata parte integrante della grotta.
Il viaggio prosegue nei cunicoli sotterranei, ma solo per gli speleologi che scrutano i segreti di questo luogo da cavità impervie e nei fondali del fiume.





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Ho visitato le grotte di Oliero alcuni anni fa e il tuo racconto mi ha fatto rivivere la magia e la suggestione di quel luogo quasi mistico!
Mi sono permessa di segnalare il tuo articolo su trivago.it.
Grazie Puccix2 pe il tuo commento. Mi fa piacere che l’articolo ti abbia fatto sognare un po’. Spero di scrivere presto altri pezzi su altre grotte italiane! La suggestione di una visita sotterranea è unica.