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Val Passiria, fieno d’Alta Montagna Sudtirolese - foto : Il fieno biologico di Walter Mossmair © Luca Ferrari
Il fieno biologico di Walter Mossmair © Luca Ferrari

Val Passiria, fieno d’Alta Montagna Sudtirolese

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Viaggio nei genuini meandri dell’Alto Adige. Da Lagundo a Plan. Nel cuore artisticamente naturale della Val Passiria. Passando per la celebre Merano fino ad approdare nel piccolo comune di San Leonardo (689 m s.l.m.), capoluogo politico ed economico della valle bolzanina, e situato sul lato orientale del Parco Naturale Gruppo di Tessa, al bivio tra il Passo Rombo (che conduce in Austria) e il Passo Giovo (che porta a Vipiteno).

Le montagne mi circondano. Appena fuori San Leonardo, mi arrampico per una stradina con lo spazio giusto per un’autovettura. Il tempo di scendere e un piccolo museo all’aperto nella casetta adiacente il maso di Walter Moosmair mi dà il benvenuto. Ruote lignee di carro. Vecchi arnesi da lavoro contadino. Perfino un’elaborata macchina per burro e pane. In queste zone il commercio e l’intraprendenza non schiacciano le antiche tradizioni, ma anzi, ne diventano l’eccellenza per raccontare storie e tramandare i segreti di quei mestieri dal sapore di bosco. “Un contadino biologico fa il proprio mestiere per amore e con il cuore, non per soldi” spiega il ruspante padrone di casa.

Fieno biologico. È questa la specialità di Walter Moosmair, un prodotto ottenuto da 127 tipi circa di differenti graminacee (un abisso rispetto alle normali 14 della media nelle altre coltivazioni) raccolte rigorosamente su prati concimati da Madre Natura, senza letame bovino né trattate con pesticidi o diserbanti. “Il fieno viene raccolto ogni due anni” spiega l’ospitale Mossmair, “quando il fiore muore e fa da concime naturale alla terra”.

Il frutto della propria dedizione contadina viene utilizzato nelle Terme di Merano per trattamenti di bellezza e piatti prelibati. Basta una piccola porzione messa a mollo nell’acqua calda ed ecco il bagno di fieno, dall’effetto rilassante e curativo per la pelle; un antico metodo ancor’oggi utilizzato per rinforzare il sistema immunitario e prevenire malattie da raffreddamento, disturbi reumatici, mal di schiena.

Mastro Mossmair possiede maiali, galline e sedici mucche di cui dieci esemplari da latte che viene poi portato a San Martino per preparare il formaggio. Altri contadini, in nome del progresso comune, tengono un toro da riproduzione per le varie vacche. Nelle altre stanze del maso, una più appartata viene utilizzata per l’affumicatura dei salumi, e un’altra con un piccolo mulino casalingo per il pane con già trecento anni sulle spalle. “Una volta andava ad acqua” spiega Walter, “oggi con energia solare”.

Entrato nella stalla, un muggito generale saluta il mio inatteso ingresso. Sembra di essere tornati indietro di qualche decennio. Con gli antichi fattori e i secchi per la raccolta del latte. Verso il fondo del locale, tre vitellini aspettano qualche docile carezza. Pur avendo già una mole consistente, il più piccolo ha poco più di una settimana. Il più grandicello, un mese e mezzo. Nell’avvicinarmi a uno di essi, la mamma mucca non gradisce troppo e alza il muso facendomi capire di comportarmi bene. Lei è lì e vigila attenta.

Una scala lignea mi conduce al piano di sopra dove trova posto un ampio stanzone capace di contenere sei quintali di fieno. Neanche il tempo di far adattare le mie narici e vengo travolto da reminescenze Heidiane (dal celebre anime giapponese ispirato dall’omonimo romanzo scritto nel 1880 dall’autrice svizzera Johanna Spyri). Il fienile è ben arieggiato con generosi spifferi montuosi che entrano dalla parte settentrionale, dirimpetto le montagne. Il ricambio d’aria è fondamentale per evitare che il fieno ammuffisca. Sbircio da una delle finestre e vedo San Martino, al cospetto delle vette dolomitiche, confine naturale con l’Austria.

Enormi mucchi di fieno spuntano da ogni angolazione. Novello Amélie trasportato nella favolosa dimensione altoatesina, chiudo gli occhi immergendo la mano dentro il fieno. L’erba punge la pelle infreddolita. Una pellicola croccante moltiplica brividi. Ingigantisce a dismisura l’opulenza della memoria in un intenso viaggio di pochi attimi, al termine del quale mi vedo offrire un piccolo sacchetto di fieno con ricamato sopra un mazzo di stelle alpine.

Il mio tour si conclude davanti a una fumante e succulenta salsiccia di manzo e maiale, immersa nella pasta (spaghetti finissimi) in brodo. Un po’ reticente all’inizio vista l’ora non proprio di pranzo, un assaggio segue un altro, e così mi ritrovo a essere davvero parte integrante del maso di montagna. Alle mie spalle, una parete di piccozze, vecchi racchettoni da neve, ferri da scalata, corde e bisacce, si guadagna la platea della mia più intima destinazione.

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LIBRI

Diario di un viaggio a piedi

"Diario di un viaggio a piedi" di Edward Lear - Rubbettino Editore, 2009

Tanti viaggi

"Tanti viaggi" di Vittorio Orsenigo - Archinto, 2011



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