La storia degli emiri e dei loro harem affascina da sempre e solletica la fantasia dei viaggiatori occidentali che, di questa usanza ancestrale, conoscono solo le favoleggiate storie di lontani Paesi. Ed è in un lontano Paese che oggi ci troviamo. Uzbekistan. Asia centrale. Lontano dal mondo. Lontano da tutto. A due passi dall’Afganistan.
Terra, per molti aspetti, desolata e arida, ricca di cultura e di mitologia. E’ qui che, nei dintorni della città storica di Bukhara, definito il luogo più sacro dell’Asia centrale per i suoi millenari edifici religiosi, si trova un ampio e bizzarro palazzo.
Si tratta di Sitorai Mohi, il palazzo estivo dell’ultimo emiro Alim Khan. Chiamato anche il “giardino delle stelle e della luna” per il suo parco. Realizzato in una zona tranquilla in cui la natura, gli alberi, i cespugli, i fiori lo adornano, pur senza migliorare quelle note decisamente eccentriche e pacchiane dell’intero complesso.
Il luogo è ben conservato con i suoi orti e gli agrumeti. Lungo il sentiero si possono visitare le tre palazzine che compongono l’intera area creata dallo sforzo congiunto tra architetti russi e artigiani locali. Connubio che rende Sitorai Mohi elegante, ricercato e kitsh.
Sia all’esterno che all’interno del complesso si trovano bancarelle di artigianato locale, come in quasi tutti i posti dell’Uzbekistan. Non c’è museo, madrassa o altro edificio storico che non sembri una specie di mercato a cielo aperto.
Una passeggiata nel giardino delle stelle e della luna è piacevole e rilassante, soprattutto verso sera. Ci si immagina l’emiro girovagare con il suo seguito e gustarsi i piaceri della propria carica nella residenza estiva. Forse, all’imbrunire si dirigeva verso l’harem, dove le più belle e giovani fanciulle del Paese attendevano la propria sorte. Concubine di ogni età e di raro fascino.
E proprio davanti alle stanze dell’harem dell’emiro si trova una vasca d’acqua in cui le donne solevano bagnarsi tutte insieme. Lui le osservava da un piccolo padiglione in legno lì accanto e sempre da lì sceglieva la concubina con cui trascorrere la notte. Lanciava una mela alla prescelta.




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Complimenti, bell’articolo!
P.S. mi sembrava di riconoscere la foto..:)
Grazie 1000 Salvatore!