Profondi e stretti canyon d’arenaria. Strapiombi torreggianti. Ruscelli. Cascate. Giardini sospesi di fiori selvaggi e maestose montagne ricche di foreste. Vallate erbose bagnate dal Virgin River. Ecco la carta d’identità dello Zion National Park, a sud-ovest dello Utah (Stati Uniti) nelle contee di Washington, Iron e Kane, che nel 2009 ha compiuto cent’anni.
La prima presenza umana in quest’area nord-americana risale a ottomila anni fa, quando gruppi di cacciatori iniziarono a prendervi possedimento. Seimila anni dopo iniziò l’era della coltivazione (mais e altre piante), e della successiva fondazione dei villaggi. Da questi primi gruppi nacque la civiltà degli Anasazi.
Il Parco Nazionale Zion, il più antico e maggiormente visitato nello Utah, è stato preservato quale riserva naturalistica e fonte d’ispirazione per i suoi paesaggi spettacolari, tra i più belli esistenti sulla terra. Con oltre un chilometro di rilievi verticali, Zion può vantare una grande diversificazione nella fauna e nella flora.
L’area sotto tutela ha una superficie di 593 chilometri quadrati e un’altitudine che varia dai 1.128 m del letto del torrente Coalpits ai 2.660 m del Monte Horse Ranch. Cuore del parco è il canyon di Zion, una gola lunga ventiquattro chilometri e profonda ottocento metri, scavata dal ramo settentrionale del Virgin River (North Fork Virgin River).
Nato grazie all’impegno di William Howartd Taft (1857-1930), ventisettesimo presidente degli Stati Uniti, l’area venne battezzata il 31 Luglio 1909 come Mukuntuweap National Monument. Solo nel 1918 fu denominato Zion National Monument, e un anno dopo il Congresso stabilì che diventasse Zion National Park.
L’immensa geologia di Zion ha creato ambienti vasti e diversi quanto la stessa topografia del parco. Centinaia di archi di tutte le forme e le dimensioni, rendono il parco davvero spettacolare. Fra questi, è notevole il Crawford Arch che si erge alla base di Bridge Mountain a circa 300 metri dal suolo del canyon, segnalato con un cartello che si trova allo Human History Museum: “The arch on Bridge Mountain”.
Altro “esemplare roccioso” di notevole spessore, è il Kolob Arch, non facile da visitare poiché incastonato nella zona dell’omonimo canyon La sua posizione è così remota, quasi inaccessibile, tanto da sfidare per anni cowboy, ranger, hiker, arrampicatori e fotografi, che lo hanno acclamato il migliore per bellezza e creazione massiccia.




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