Un sorriso, ed è normale che sia così. Sull’immenso territorio del Great Smoky Mountains National Park la Storia si misura con i pollici statunitensi. Qui, anche se potrà sembrare ridicolo a noi cariatidi europee, un edificio rurale del 1930 viene pubblicizzato come struttura antica. Per fortuna che gli infiniti spazi riempiono ciò che l’architettura civile non ha potuto relegare alla memoria storica.
Duemila chilometri quadrati di natura, nove milioni di visitatori registrati nel 2006 e una pertinenza che salta a cavallo della Carolina del Nord e del Tennessee, tra le Great Smoky Mountains e i Monti Blue Ridge nel complesso degli Appalachi.
Una storia che pur non scavando in profondità racconta di un’America rurale che non c’è più. Sì perché qui il governo pagò nei primi del ‘900 le famiglie per un trasloco. Quattromila dollari per uno spostamento non sempre gradito in nome di quello che da lì a poco sarebbe diventato terreno nominato Riserva della Biosfera e Patrimonio dell’Umanità dall’Unesco.
Lo spettro della Grande depressione fu lo stimolo sia per abbandonare questa terra, allettati dalle ricchezze promesse altrove, sia per prendersi cura di questo favoloso gioiello naturale. Tra le case abbandonate dalle famiglie emigrate e il retaggio Cherokee di questa “terra dal fumo blu” crebbe il saggio progetto di Roosevelt, portatore sano d’investimenti e posti di lavoro.
E quest’anno si festeggia pure: settantacinque candeline spente dalla creazione di questo verde paradiso. Un paradiso che gioca sulle mille tonalità di colori delle piante durante l’autunno e l’esplosione dei fiori in primavera. Un viaggio cromatico che si può compiere anche accompagnati da una guida specializzata in botanica.
Ma le attrazioni qua si sprecano. Si possono visitare gli antichi insediamenti rurali tra chiesette di legno e capanni degli attrezzi. Si possono compiere escursioni lungo i milletrecento chilometri di sentieri attrezzati di rifugi e campeggi (il pernottamento in questi ultimi necessita comunque di un pass e non può protrarsi oltre la giornata).
A piedi o a bordo di una bicicletta noleggiata non importa, la natura rimane intorno all’occhio estasiato del visitatore. Così come rimangono i ventiquattro metri delle Cascate Laurell o la visuale che ci viene donata se, imboccando il sentiero di Clingman’s Dome, si arriva in cima alla collina: un posto in prima fila per correre con gli occhi tra le montagne del North Carolina e del Tennessee.
Un luogo dove la “corta” storia a stelle strisce ritorna a vivere. Una terra da dove si fuggiva per cercare fortuna. Una terra alla quale si ritorna per trovare quelle radici abbandonate. Storie mai dimenticate, storie che vogliono rivivere.





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