Il Queen Elizabeth Park è uno dei parchi più grandi della città di Vancouver. Svetta da una piccola collina, che lo rende ancora più suggestivo.
È diventato uno dei simboli della città, uno di quei posti di cui gli abitanti diventano orgogliosi. Una qualsiasi persona potrebbe obbiettarne il motivo, perché è “solamente” un parco. Ma solo visitandolo si può capire.
Si può assaporare fino in fondo solo si riesce a “viverlo” non solo osservando ciò che si vede, ma anche facendosi avvolgere dagli odori e ascoltando i rumori della natura.
Rammento ancora chiaramente come fu quel giorno. Perché posti come questo non si scordano mai. Riescono a dare talmente tante emozioni che il ricordo rimane indelebile nella memoria, come un fotogramma immobile nella mente.
Non avrei mai pensato che varcare la soglia di quell’immenso parco avrebbe rappresentato per me provare un’emozione così grande.
Solo superando l’ingresso ci si accorge sin da subito che si è entrati in un mondo diverso, quasi in una dimensione parallela.
Ogni albero, ogni fiore, ogni cespuglio sembrano essere messi a regola d’arte per rendere ancora più armonioso lo spettacolo che si ha di fronte.
E così vi sembrerà di essere entrati da protagonisti in un quadro di Monet, in un turbinio di colori e di profumi, dove la natura rimane incontrastata a viverla da padrona.
E ogni visitatore altro non può fare che sentirsi meravigliato da questa piccola porzione di mondo che sembra così lontano da tutto il resto. O come si dice “una cosa così si vede solo nei film”.
Appena si entra nel parco è un attimo perdersi tra i centinaia di piccoli sentieri che ti accompagneranno durante tutta la visita, portandoti alla scoperta di questo angolo di paradiso.
È un enorme Arboretum, con migliaia di tipi di piante diverse ma che in comune tra loro hanno l’origine, poichè ognuna di esse è nativa del Canada.
Percorrendo i sentieri, ci si accorge che le mescolanze di verde sembrano quasi selezionate e poste in piccoli spazi racchiusi tra loro. Sembra quasi di passare da un giardino all’altro, ammirando in ognuno delle composizioni naturali dalla bellezza ineffabile.
Alcuni di questi spazi sono collegati tra loro da ponti, che sovrastano piccoli specchi d’acqua. E da lì, come non si fa a tornare bambini e lanciare dietro a sé un penny? E poi, girarsi subito e vedere che va ad aggiungersi a quelli degli altri turisti.
Ma l’effetto è indescrivibile, perché in questo modo i piccoli laghi riflettono il paesaggio circostante già bellissimo con una sfumatura ambrata, rendendo il tutto ancora più idilliaco.
Passeggiando in mezzo a questi 130 acri di terreno, capita poi di vedere bellissime donne in abito bianco, perché all’interno del parco è stato costruito il padiglione adibito alle celebrazioni, composto da vetrate e luci.
E per continuare la visita all’interno di questa meraviglia, come scordarsi delle fontane che riescono a lasciarti incantato con i suoi giochi di spruzzi?
Camminando si arriva poi al Bloedel Floreal Conservatory, la serra dedicata ai fiori tropicali e alle piante esotiche. E qui ci si riscopre bambini, passando le ore con il naso all’insù a guardare specie di uccelli che normalmente non si vedono.
E qui, dove in questo padiglione è raccolta un po’ di Polinesia, ci si trova a parlare con Charlie, il pappagallo che risponde al tuo Hello! stando un metro distante da te e guardandoti fisso negli occhi. Quasi sfidandoti a chi riesce a dirlo meglio.
E dalla memoria non si può proprio togliere nemmeno la parte del parco dedicata all’arte: l’angolo degli artisti. Qui decine di pittori decidono ogni giorno di immortalare su tela le bellezze che si presentano davanti ai loro occhi.
Ma è difficile, lo dicono anche loro. Perché una fotografia non sarebbe in grado di cogliere la magia di questo posto. Nemmeno un video farebbe giustizia. Bisogna essere lì, solo dopo si riesce a capire.





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