Storia e natura si sposano perfettamente in un luogo le cui tradizioni si perdono nella notte dei tempi sfiorando periodi datati oltre settemila anni fa.
E’ Amasya. Graziosa cittadina turca, sita nella regione del Medio Mar Nero, sulle pendici del monte Harşena, non molto distante da Samsun, nella zona orientale del Paese, raggiungibile, sia in aereo con un volo interno, sia in auto o in treno. La città, infatti, è adagiata lungo la linea ferroviaria tra Sivas e Samsun.
Amasya appare diversa dal resto della Turchia. Il clima mite estivo, rinfrescato dalla presenza del suo fiume Verde (Yesilirmak), i dirupi che la circondano, la popolazione ospitale e l’aspetto sereno, pacato e turistico, fanno di questa località la meta vacanziera per eccellenza dei turchi.
Molte famiglie locali passeggiano lungo il fiume, osservando il riflesso delle case ottomane nelle acque o la parete rocciosa che abbraccia la città e sulla quale, incastonate nelle pietre, si trovano antiche tombe.
Il paesaggio è incantevole. Sembra di essere in una vecchia cartolina di qualche sparuta località balneare del passato, quando le donne indossano coprenti costumi da mare che non lasciano intravedere nemmeno un lembo di pelle.
Ha un po’ il sapore del retrò, pur essendo moderna e confortevole. Bar, localini, piccoli e grandi ristoranti, Amasya offre quanto il turista desidera in un Paese apparentemente lontano da tutto e da tutti, fortemente ancorato alle proprie tradizioni.
E, in effetti, non è difficile assistere ai festeggiamenti in strada, alle auto addobbate i cui clacson risuonano come una melodia, alle passeggiate di persone che indossano abiti coloratissimi e vistosi.
Il tutto per omaggiare il più giovane di una qualsivoglia famiglia che viene circonciso. E’ un momento importante nella vita di un bambino e lui stesso è il primo a gioirne e a mostrarsi in giro con un abbigliamento particolare, sontuoso, ricco come quello di un principe orientale.
Per osservare dall’alto Amasya e, al tempo stesso, scoprire le tombe rupestri pontiche, quasi una ventina, ci si incammina per duecento metri circa in salita. Il percorso è un po’ impervio, ma è l’unico che conduce alla necropoli.Le tombe, infatti, sono letteralmente realizzate nelle rocce, in verticale, immerse nella vegetazione e vuote. La più importante è chiamata Aynali Magara, o grotta dello specchio.
Dal basso sembrano un dipinto. Sono suggestive e si possono ammirare godendo di una prospettiva ampia e completa. Il Ponto indica una regione storica che si estende, in passato, nella zona nord orientale dell’Asia Minore, comprendendo alcune province dell’attuale Turchia.
Di buon passo, nell’arco di una giornata, si possono visitare ad Amasya il mausoleo selgiuchide del 1266, la bella medressa blu, il caravanserraglio il cui uso è quello di ospitare i viandanti e i loro animali da trasporto, alcune case in tipica architettura turca del diciannovesimo secolo, il museo etnografico, quello archeologico, i resti del palazzo delle Vergini (Kizlar Sarayi) ed altro ancora in una ristretta zona accessibile.
Se, dopo tanto camminare, la stanchezza ha la meglio sulla curiosità, ci si concede una sosta in qualche piccola taverna che, di solito, propone kebab e delle insolite e squisite focaccine farcite di patate e peperoncino. De gustibus!





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