Arroccato sulla cima della collina, baciato dal sole dall’alba al tramonto e addormentato, per secoli come un vecchio gigante stanco. Suggestivo e incantevole, appare come un miraggio nel paesaggio turco, altrimenti selvaggio e arido. Tocco di colore sulla tela di un pittore.
E’ l’impressione suscitata dal castello di Ishak Pasa del XVII secolo, l’emiro curdo il cui sogno è di competere con i maggiori sultani della sua epoca e realizzare il castello da mille e una notte.
Siamo in Turchia, nell’Anatolia orientale, in un luogo che sembra essere rimasto incastrato tra le pieghe del tempo e non aver raggiunto il presente che vive il resto del Paese. Ma proprio per questo è un luogo magico.
Non distante dal monte Ararat, la cui cima è spesso celata dalla fitta nebbia, si scorge la città di Dogubayazit a quasi duemila metri di altezza. E in questo contesto paesaggistico si presenta il palazzo di Ishak Pasa, residenza estiva del principe.
Una volta abbandonata la strada maestra, si può raggiungere la cima del colle a piedi. E’ una passeggiata piacevole, resa tale dalla prospettiva di Ishak Pasa che, mano a mano che si procede, sembra avvicinarsi per accogliere il viaggiatore. Qui, non c’è altro. Se non i militari che controllano il vicino confine con l’Iran.
Il castello viene costruito sui resti di una fortezza, data la posizione strategica e difensiva, a sua volta modificata dai selgiuchidi, infine dal sultano ottomano Beyazit I Yildirim che, prigioniero dei mongoli ad opera del condottiero usbeco Tamerlano, ovvero Amir Timur, muore proprio qui.
Isak Pasa lascia il carattere di fortezza alla sua dimora, unendo lo stile selgiuchide, ottomano, georgiano, persiano ed armeno. Un concentrato di influenze di vari popoli.
Il portone di ingresso, imponente e riccamente adorno di raffigurazioni, permette l’accesso al regno dell’emiro. Un regno tutto suo fatto di oltre trecento stanze di cui alcune, circa ventiquattro, dedicate al suo harem e alla sua preferita.
Le camere delle fanciulle sono di pari dimensioni e si trovano accanto al bagno turco. Il panorama dal palazzo è mozzafiato. I colori ocra, rosso, giallo, beige, verde e azzurro del cielo, si perdono solo all’orizzonte confondendosi tra loro.
Poco distante da Isak Pasa sorge una moschea e il venerdì, giorno di festa per i musulmani, il luogo si affolla, mentre il muezzin, il richiamo alla preghiera, risuona nell’aria.
Lasciandosi il sito alle spalle, osservando il palazzo dal basso, dalla vallata, la fantasia vola sulle sue guglie e si ha la sensazione che l’intero edificio sia stato trasportato qui e adagiato, intatto, sulla collina.
Un po’ come il fiabesco Aladino quando, grazie all’aiuto del genio della lampada, fa magicamente apparire il suo palazzo reale, tutto d’oro e di gemme, davanti agli occhi increduli del re, padre della sua amata sposa Jasmine.





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