Sono in viaggio. In un mini bus. Il caldo è incessante e offusca persino la vista. Mi perdo nell’osservazione del paesaggio che si sussegue fuori dal finestrino, mentre il climatizzatore mal funzionante condanna me, e i miei compagni di viaggio, alle elevate temperature di questo luogo nel pieno dell’estate.
Turchia orientale. Integralista e più tradizionale rispetto alla zona occidentale. Siamo nei pressi del confine con l’Armenia. Diretti verso Van, piccola località bagnata dal lago più grande del Paese in cui i gatti del posto, rinomati per il caratteristico colore degli occhi, uno azzurro e l’altro verde, si tuffano nelle acque per nuotare. Si, proprio così, nuotano.
Sono privi di sottopelo, in modo da asciugarsi in fretta e, secondo la leggenda, Allah, un giorno, ne trasse uno in salvo dall’annegamento, per la testa e per la coda. Da allora, i gatti di Van nuotano benissimo.
Dopo tante ore seduta sul sedile, in continuo movimento e in continuo sobbalzo, a causa della strada non proprio lineare, l’autista curdo, forse impietosito o solo desideroso di mostraci il suo Paese, si ferma.
Ferma all’improvviso, senza richiesta e senza esitazione. Scendiamo tutti con piacere sgranchendoci le gambe e respirando, a pieni polmoni, l’aria che, nonostante sia calda, appare fresca e leggera rispetto a quella stagnante nel pulmino.
In uno stentato inglese, misto a mimica, l’autista ci indica una stradina da percorrere. E al fondo di questa, un piccolo ponte in stile tibetano, ma dall’aspetto molto più rassicurante. Gli alberi sono fitti e impediscono momentaneamente di vedere quello che il nostro amico curdo cerca di mostrarci.
Ma poi, finalmente, valicato il ponticello, ci siamo. E siamo dinanzi ad uno spettacolo inaspettato. Le cascate Muradyieh. Su questa tavolozza di colori giallo, ocra, rosso, ambra che rendono la Turchia una sfumatura di tonalità morbide e calde, mi trovo ad osservare un bel blu intenso, misto al bianco della schiuma formata dalla corrente impetuosa che sospinge le acque fino ad una sorta di piscina naturale.
Il rumore delle cascate è penetrante, ma somiglia ad un suono armonico. Non mi procura alcun fastidio, anzi risuona nell’aria come una melodia di freschezza e di leggerezza. Le cascate, a poco oltre ottanta chilometri a nord di Van, rappresentano una piacevole sosta, non solo per riposare, ma anche per scoprire un paesaggio nuovo.
Colori nuovi. Rispetto all’ambiente arido, secco della strada principale che costeggia minuscoli villaggi in mezzo al niente, le cascate Muradyieh sono una macchia verdeggiante e lussureggiante. Una splendida piccola macchia in cui nascono fiori rosati, fiori selvatici, che resistono a tutto e che abbelliscono, come una cornice, la tela di questo luogo.
Attorno a Muradyieh, piccoli locali, ristorantini fanno capolino per mostrarsi e, soprattutto per attirarci. E non devono fare molta fatica. Il ristoro che offrono è sufficiente per tutti. A qualcuno viene servito tè caldo, anzi bollente, dal gradevole sapore non molto intenso, visto che i turchi sono soliti dissetarsi frequentemente con questa bevanda nell’arco della giornata.
L’idea di bere qualcosa di così caldo, anche se so che mi farebbe bene, mi fa desistere da ogni buon proposito e opto per una più refrigerante bottiglia di acqua naturale.
In fondo, fra poco, lasciate le cascate Muradyieh al loro scorrere, il viaggio riprende nell’assolato mini bus dell’autista curdo.





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per qualche minuto ho viaggiato anche io in quel pulmino,grazie Monica, sei la nostra Licia Colò.CIAOOOOO
Ciao Gennario, grazie mille per l’apprezzamento. Mi fa davvero molto piacere averti ispirato almeno un po’. Sei gentile a paragonarmi a Licia Colò! :O)
Spero che continuerai a leggere il reporter.com e a inviarci i tuoi commenti, le tue critiche, le tue opinioni. Ciao.