Antica Amida. Siede su un altopiano di basalto, nei pressi del fiume Tigri, in Anatolia sud orientale. Turchia. Amida, oggi Diyarbakir, nota come la sinistra, la nera, la tenebrosa per il suo aspetto suggestivo reso tale dalle vecchie mura cittadine che la cingono e che sono, appunto nere. Nere come il suo basalto.
A me non appare così inquietante come alcuni la descrivono. E’ una città frenetica, colorata, dove tutto è in movimento. Durante il giorno, le donne, sebbene velate, passeggiano in compagnia di altre donne, di rado sole. La sera, invece non si vedono. La sera è il regno degli uomini.
Cammino con le mie compagne di viaggio. Inevitabilmente attiriamo l’attenzione, come tutte le occidentali. Ci osservano, ma nessuno si avvicina o ci disturba. Qui la vita scorre indisturbata e oggi è giorno di mercato, affollato e pieno di cose, di odori, di suoni. Più gente del solito, mima un venditore indicando i tanti acquirenti davanti alla sua minuta bottega di alimentari e spezie. Qui onnipresenti.
E’ difficile che qualcuno parli inglese, così ci adattiamo alla mimica, sebbene non tutti i nostri gesti abbiano un significato comune. La città è abbracciata da queste mura con sedici punti di osservazione, cinque porte, varie iscrizioni e bassorilievi di natura militare medievale ed è intrisa da un atmosfera tuttora medievale.
La moschea Ulu, di origine selgiuchide, è imponente e notevole, mentre quella Safa svetta con il suo minareto in mattonelle colorate di stampo persiano. Gli stili si confondono, si miscelano, si armonizzano. Tutto l’insieme diventa un unico. Non distante dal centro della città, s trova la casa museo di Ataturk, leader politico e padre della Turchia moderna, letteralmente venerato nel Paese.
Qui, il mare è ben lontano e il clima estivo di Diyarbakir è molto caldo, a volte soffocante, mentre le piogge sono assenti. E oggi il caldo si avverte. Nonostante i litri di acqua bevuti, la sete non si placa. Ma non c’è calura che ci impedisca di salire sulla mura nere. Si presentano come spalti.
Dopo la Grande Muraglia Cinese, questa lingua di pietre scure rappresenta la seconda maggiore e meglio conservata cinta muraria del mondo. Oltre cinque chilometri di estensione. Le sue porte indirizzano in punti diversi della città e dall’alto, Diyarbakir mostra la sua vera essenza. Un dedalo di stradine, di viuzze difficili da seguire con lo sguardo. Un labirinto arabo.
La sera la città si veste di luci e le mura si colorano di chiarore e di nuove suggestioni. Diyarbakir che, secondo alcuni, si rivela misteriosa e cupa, per me ha il fascino dell’antico. Sembra un gioiello conservato nel suo astuccio prezioso e le sua mura sono proprio così. Scrigno perfetto.





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