La macchina percorre veloce il viale difeso dai cipressi. Sulla sinistra, i campi arati della piana di Tuoro risplendono di giallo acceso. Sulla destra una selva di alberi rivela la presenza di un lungo muro di pietra. Il veicolo accosta vicino a un vecchio cancello in ferro battuto. L’uscio cigola arrugginito all’ingresso di Palazzo del Capra.
I ponteggi sull’edificio in ristrutturazione, il silenzio irreale e la fitta vegetazione che circonda la proprietà, conferiscono al Palazzo una parvenza quasi lugubre. Nel piccolo spiazzo antistante sembra emergere un pozzo ben interrato: sulla sommità dell’imboccatura in mattoni, un coperchio di ferro cela l’oscura profondità ai miei occhi.
Ma è proprio il contenuto della strana cisterna che mi spiega quell’insolita, spettrale atmosfera. Perché non sono davanti a un semplice serbatoio d’acqua, bensì a un ustrinum, il forno un tempo utilizzato per la cremazione dei morti. Qui, sebbene non mescolate alla terra umida, furono raccolte le ceneri dei romani morti nella Battaglia del Trasimeno. Che il mio atto di scoperchiamento abbia liberato i loro spiriti imprigionati?
Quello sullo spiazzo è solo uno dei tanti ustrina che costeggiano l’area su cui sorge Palazzo del Capra, un tempo intimo rifugio del grande filosofo teoretico Teodorico Moretti Costanzi. La loro scoperta, dice la leggenda, chiama in causa ancora una volta presenze soprannaturali, a dimostrazione di come siano loro i veri protagonisti di questa vicenda.
Il fantasma di una donna uccisa con violenza tormenta le notti di Moretti Costanzi. È un’antenata che prega senza sosta il discendente affinché conceda degna sepoltura al suo corpo, abbandonato tra le ceneri di uomini infedeli. Sfinito da quell’incessante e sibillina richiesta, il filosofo decide di placare l’inquieto vagabondaggio onirico dell’assassinata.
Sarà con l’aiuto dell’assistente di storia romana Giancarlo Susini, che Moretti Costanzi non solo ritroverà la bella e sfortunata antenata, ma farà una scoperta archeologica di rilevanza mondiale. Le ossa della giovane sono infatti adagiate su un cumulo di ceneri appartenenti ai soldati dell’esercito romano, bruciati dalla popolazione locale probabilmente seguendo le istruzioni fornite dai cartaginesi stessi.
Un tesoro privato che il filosofo ha deciso di condividere con chiunque voglia comprendere i fatti che portarono alla cruenta mattina del 21 giugno 217 a.C. Palazzo del Capra, donato all’Università di Perugia alla morte di Moretti Costanzi, è infatti diventato il fulcro di ricerca sul cammino di Annibale, un centro di documentazione permanente e all’avanguardia per l’offerta proposta ai visitatori.
Si dice che il filosofo chiedesse al giardiniere di potare le piante della terrazza residenziale in maniera da mantenere costante la visuale sulla piana di Tuoro, sfortunato campo di battaglia dei valorosi uomini di Caio Flaminio. Appoggiati i gomiti sulla pietra fresca, osservo la parabola discendente del sole tra due cipressi dal profilo sottile. (3. Fine)





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