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Trebisonda dove l’acqua è miracolosa - foto : Scorcio del monastero di Sumela a Trebisonda © Monica Genovese
Scorcio del monastero di Sumela a Trebisonda © Monica Genovese

Trebisonda dove l’acqua è miracolosa

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Trebisonda. Già il nome evoca alla mente pensieri di genti lontane, di mondi antichi e di segreti da svelare. Trebisonda, città più vasta della omonima provincia della Turchia orientale. Situata sulla costa nord orientale del Mar Nero. Fondata nel VII secolo dai coloni greci mileti.

In passato è il centro del suo stesso impero, fino alla conquista ad opera degli ottomani che trasformano la maggior parte delle chiese presenti in moschee. In italiano, pare che l’espressione “perdere la Trebisonda” tragga origine proprio da questo luogo. La città, infatti, anticamente è un importante e vivace porto, punto di riferimento per le navi che percorrono la sua rotta. E se la rotta viene smarrita, si perde, appunto Trebisonda.

Gioiello della città è il museo di Santa Sofia del XIII secolo (Ayasofya), ricco di affreschi. Testimonianze dei migliori capolavori bizantini. Ricoprono l’intera superficie interna della chiesa. Nel vecchio quartiere cittadino tutto ha un aspetto suggestivo e bloccato nel tempo. Le case medievali sono di legno, costruite accanto alle mura delle fortificazioni e tutto attorno a Trebisonda spiccano le alte cime delle montagne.

In mezzo ad una di queste, in una località circondata dalla fitta vegetazione, appare, quasi dal nulla, il maestoso monastero di Sumela, realizzato in onore alla Vergine Maria nel ‘300 e poi ristrutturato nell’800.

Distante dalle classiche mete di viaggio, Sumela è di una bellezza impareggiabile. Si erge, o meglio si incastra perfettamente in verticale nella roccia. Su un dirupo a strapiombo sulla valle dell’Altindere a 1200 metri di altitudine. Dal basso, osservarlo significarlo vederlo letteralmente dentro la montagna, come se fosse realizzato a rilievo.

Di buon ora al mattino, è avvolto dalla foschia e scorgerlo sembra quasi una magia. Ogni viaggiatore strizza gli occhi per capire se, al di là del manto bianco nebbioso, si levi davvero questo antico edificio.

Quattro piani di monastero, in parte in rovina, in parte ben manutenuti, tolgono il fiato. La strada è in salita, raggiungibile, fino ad un certo punto, in autobus, ma vale la pena percorrere un tratto a piedi, soprattutto perché ci si trova abbracciati dalla natura, dai boschi, dai torrenti, dalle piccole case dei contadini.

E qui, ogni stagione ha il suo abito, in modo da cambiare completamente aspetto a Sumela. D’inverno non manca la neve, le precipitazioni, mentre d’estate, nonostante le alte temperature del Paese, l’aria è fresca e profumata.

Il nome Sumela o Sumelas deriva da Santa Maria del monte Mela, ma è spesso citato come il monastero della Madre Maria. E’ il luogo del mistero e del fascino, della leggenda e del miracolo. I fedeli, nonostante i lavori di recupero, si recano spesso qui a bere l’acqua di una fontana, ritenuta prodigiosa e guaritrice di ogni male.

Sumela è adorno di affreschi e di scalinate che si intersecano come un piccolo labirinto ed è un esempio di come si possa costruire in perfetto connubio con la natura. Qui, la montagna è parte del monastero e viceversa. Persino il colore dell’intera struttura si camuffa, come un camaleonte, con le rocce.

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LIBRI

La Turchia a cavallo di un fez

"La Turchia a cavallo di un fez" di Jeremy Seal - Feltrinelli Traveller, 2000

Mamma li Turchi

"Mamma li Turchi - in bicicletta nelle terre dell’Apocalisse" di Emanule Bellini - Polaris, 2011



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