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Transnistria, fantasma d’Europa - foto : Tiraspol, busto di Lenin © Eliseo Bertolasi
Tiraspol, busto di Lenin © Eliseo Bertolasi

Transnistria, fantasma d’Europa

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La Transnistria (ufficialmente Repubblica Moldava di Pridnestrovie) pur non essendo riconosciuta a livello internazionale, in quanto ufficialmente parte della Repubblica di Moldavia, ha in realtà tutte le caratteristiche di uno stato: frontiere, una bandiera, una valuta, un governo, un parlamento, un presidente, un esercito. Stretta tra l’Ucraina e la Moldavia è una lunga lingua di terra che costeggia la sponda orientale del fiume Nistro (o Dniestr).

Si è separata dall’Unione Sovietica alla fine del 1990. Una sanguinosa guerra di secessione dalla Moldavia nel 1992 ha portato ad una attuale stato di pace non ancora però totalmente stabilizzato.

Sono arrivato a Tiraspol, capitale della Transnistria, partendo da Chisinau, utilizzando uno dei numerosi mezzi (privati o pubblici) che giornalmente collegano le due città; la distanza è di solo 80 km, il viaggio dura circa un’ora e mezza.

Su tale percorso la dogana è posta qualche chilometro prima della città di Benderi (Tighina in moldavo). Non ho avuto complicazioni doganali, è possibile ottenere un’autorizzazione d’ingresso compilando in dogana un apposito modulo sul quale va obbligatoriamente indicato dove e da chi si verrà ospitati. La lingua parlata è solo il russo.

Lasciata alle spalle la frontiera si arriva in breve a Benderi, la sua imponente fortezza (oggi chiusa per restauro) testimone di memorabili scontri tra russi e turchi risalta davanti al fiume. La città si trova sulla riva destra del fiume Nistro. Durante la guerra di secessione fu teatro di cruenti scontri ove persero la vita centinaia di persone. Su molti dei suoi edifici sono ancora visibili i segni dei colpi delle armi da fuoco. Quei giorni drammatici sono tuttora ben vivi nei racconti della gente.

Attraversato il ponte sul Nistro, in una decina di minuti si arriva Tiraspol, il cui nome, di origine greche (Tiras è l’antico nome greco del Nistro) non varia tra moldavo russo e ucraino. Tale nome le venne attribuito nel 1792 dal suo fondatore: il mitico generale russo Alexander Suvorov (considerato uno dei più grandi strateghi militari di tutti i tempi). Il suo monumento equestre è ben visibile all’entrata della città.

La città è rimasta la stessa, immutata dai tempi dell’Urss, i tipici simboli sovietici: stelle rosse e busti di Lenin fanno ancora parte del paesaggio urbano. Una gigantesca statua di Lenin, eredità del periodo sovietico, si erge su una colonna fuori il Palazzo presidenziale, come un grande busto, sempre di Lenin, è tuttora presente davanti alla Casa dei Soviet. Sulla bandiera verde e rossa della Transnistria non è mai stata tolta la falce e martello dell’Unione Sovietica.

Qui, nel cuore della Transnistria vi è una base militare russa: la 14° Armata, erede della 14° Armata della Guardia, unità di punta del ex-Armata Rossa. Oggi custodisce enormi quantità di materiale bellico, al punto di poter considerare il paese come uno dei più grandi depositi d’armi d’Europa. A Tiraspol si vedono in giro poche auto, in compenso circolano ancora i vecchi filobus del periodo sovietico. Tra le vie non mancano le signore anziane che vendono su improvvisate bancarelle le loro mercanzie: dai loro manufatti ai frutti della terra.

Nel centro città, pulito e ordinato, la vita sembra scorrere tranquilla, viali alberati, bambini che giocano nei giardini, magari a lato dell’ennesimo monumento inneggiante al comunismo o alla Grande Guerra Patriottica. La periferia, come quella di tante altre città dell’ex-Urss è caratterizzata da file allineate di condomini rettangolari di stile sovietico.

Mentre aspetto il bus che mi riporterà a Chisinau ascolto un anziano signore che alla fisarmonica suona celebri canzoni patriottiche sovietiche. Lascio il paese al suono di queste malinconiche nostalgiche note, con tanti pensieri, riflessioni su quale sarà il suo futuro.

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1 commento a “Transnistria, fantasma d’Europa”

  • luisa de bellis alle ore 7:31 pm scrive:

    A questo proposito consiglio la lettura del bellissimo “Educazione siberiana”, in cui Nicolali Lilin, classe 1980, oggi residente in Italia, racconta la sua infanzia in Transnistria. Buona lettura!

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