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Toscana, l’abbazia di San Galgano - foto : L’abbazia di San Galgano, esterno © Luca Ferrari
L’abbazia di San Galgano, esterno © Luca Ferrari

Toscana, l’abbazia di San Galgano

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Il silenzio dell’arte. Lontano dalla super-affollata piazza San Marco di Venezia, dalle chiese romane, e perfino dal Ponte Vecchio fiorentino. Qui c’è solo campagna. E lì in mezzo, i resti di un’imponente abbazia. Nella campagna toscana. A pochi chilometri da Siena. Dove le leggende non sono diverse dalla storia.

Lasciati provvisoriamente i nuclei chiantigiani e annesse pievi, mi metto al volante per raggiungere Chiusdino. Lì in zona, al termine di un elegante strada alberata, c’è lei. L’antica abbazia cistercense di San Galgano. Una delle mete architettoniche più apprezzate nell’immenso panorama artistico italiano.

Ha un sapore inglese. Non è un caso essere attraversato da simili riferimenti. Questo edificio religioso diede l’inizio all’arte gotica toscana. Tutto il verde intorno mi fa ritornare con la mente allo stesso colore assaporato nella campagna di Chester. O lungo le sponde della storica Cambridge.

L’autunno è bello che arrivato. E’ una fortuna. Si trovano noci lungo il perimetro che mi porta dentro. La maestosità mi lascia un po’ assorto. Ancora una decina d’anni poco più, e saranno ottocento le lune vissute da questa “signora”. La costruzione infatti avvenne nel 1218, mentre la consacrazione risale al 1288.

Da un punto di vista prettamente artistico, l’abbazia, ridotta oggi praticamente alle sole mura, è a pianta a croce latina, a tre navate, per una lunghezza di 72 metri e una larghezza di 21. Dopo un grande periodo di splendore terminato nel ‘500, iniziò la sua la sua decadenza causa sua contesa fra Papato e Repubblica di Siena.

Col tempo l’abbazia venne sempre più trascurata fino a quando, prima, nel 1781, crollarono le parti rimanenti della copertura, e cinque anni dopo, un fulmine fece crollare il campanile. Nel 1789 venne sconsacrata. Sebbene qualche lieve intervento di restauro venne fatto nell’800, solo nel 1926 sarà eseguito un vero lavoro di ripristino per manterene e consolidare quanto rimasto.

Esco fuori. Ho come l’impressione manchi qualcosa. L’ultimo pezzo del puzzle. Dei bambini mi danno la risposta. Una graziosa Madonna, immersa nel verde, e quasi nascosta, aspetta le preghiere solitaria. Con le manine aperte. C’è qualche moneta di offerta ai suoi piedi.

Quale che sia il credo o gl’ideali di un uomo, la scultura trasmette serenità. Se la guardi troppo, sembra quasi che le si arrossino le gote. O forse sono le mie. Il tempo inizia a guastarsi. Qualche nuvola birichina scarica un po’ di pioggia. Non riesco ad andarmene via. Prima o poi passerà. Qualcuno dopo tutto, un giorno, m’insegnò che non sarebbe potuto piovere per sempre.

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