L’Italia riesce sempre a far parlare di sé, purtroppo troppo spesso in modo negativo.
Tuttavia, se è dimostrato che non è tutto oro quel che luccica, è pur vero che esistono delle piacevoli eccezioni. La Venaria Reale a Torino ne è una considerevole testimonianza.
L’imponente costruzione, soprannominata da qualcuno la “Versailles italiana”, anche se a onor del vero fu proprio la reggia francese ad esser costruita su modello di quella italiana.
La Venaria Reale non è soltanto uno splendido prodotto dell’architettura barocca, ma pure un grande esempio di intervento urbanistico.
Le origini risalgono alla metà del Seicento, quando il duca Carlo Emanuele II di Savoia decise di edificare una nuova residenza alle porte del capoluogo piemontese.
I progetti per la sua realizzazione furono commissionati all’architetto di corte, Amedeo di Castellamonte.
Egli plasmò il borgo, il palazzo con i suoi servizi, i giardini e i boschi, il tutto senza trascurare la straordinaria scenografia ambientale nella quale il complesso veniva realizzato.
Nei decenni successivi, la reggia subì costanti modifiche ed ingrandimenti. Secondo la “moda” del periodo, gli architetti (fra i quali è doveroso menzionare Filippo Juvarra) trassero perciò ispirazione dalle grandi regge francesi.
I giardini vennero quindi trasformati “alla francese” con parterres a ricamo, viali, specchi d’acqua, boschetti, pergolati e un grande labirinto in un’area di 125 ettari.
Le sorti della Venaria Reale si scontrarono però con gli interessi delle truppe napoleoniche durante il periodo dell’occupazione francese.
A partire dal 1798 l’intero complesso iniziò un lento ma inevitabile declino.
Lo straordinario parco fu la prima “vittima” della totale assenza di manutenzione e, a seguire, l’intero edificio cadde in rovina.
Successivamente, e fino ai giorni nostri, la reggia divenne caserma, sede permanente di battaglioni militari.
Tutto fino al 1978, quando l’esercito cedette la proprietà alla Soprintendenza per i necessari lavori di restauro.
Il perfetto restauro è appunto uno dei fiori all’occhiello dell’Italia nel mondo. Iniziato alla fine degli anni novanta, è costato la considerevole cifra di oltre duecento milioni di euro.
Sono stati impegnati in vario modo 800 addetti ogni giorno in circa 50 cantieri attivati, con previsioni occupazionali per ulteriori 800 persone.
I numeri della Venaria Reale sono impressionanti: 950.000 metri quadri di superficie, 5.000 metri quadri di affreschi e decori.
80 ettari di Giardini con oltre 40.000 nuove piantumazioni e opere d’arte contemporanea, 3.000 ettari di Parco circondati da 35 chilometri di muro di cinta.
8.000 metri quadrati dedicati a laboratori, ricerca e formazione universitaria.
Non stupisce quindi che l’intero complesso sia stato annoverato tra i patrimoni dell’umanità dall’Unesco, già prima della fine dei lavori di restauro.
La reggia è visitabile tutti i giorni tranne lunedì, a partire dalle ore 9 fino alle 20, mentre per i biglietti si spendono dai 10 ai 12 euro, se si include la visita ai giardini (consigliata).
Durante l’anno l’orario può subire variazioni, quindi la cosa migliore è controllare per tempo, magari attraverso l’utile sito internet.





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