1400 case editrici partecipanti, 53 nuovi espositori, 300 mila visitatori: sono queste le impressionanti cifre dell’edizione numero ventidue del Salone Internazionale del Libro, uno dei massimi appuntamenti europei di settore, tenutosi al Lingotto di Torino, dal 14 al 18 maggio scorso. Motivo portante della manifestazione di quest’anno “Io, gli altri – occasioni per uscire dal guscio”.
Complice la presentazione della raccolta di poesie di un amico, la consapevolezza che avrei potuto vedere e toccare una selezione pressoché sterminata di libri, libricini e volumi di ogni genere letterario, è stata la mia occasione sufficiente per uscire dal guscio milanese e prendere di prima mattina un treno direzione Torino.
Diceva Italo Calvino: “La conoscenza del prossimo ha questo di speciale: passa necessariamente attraverso la conoscenza di se stessi”. Le sue parole, che racchiudono il tema portante della manifestazione, riassumono perfettamente lo spirito che ha pervaso la giornata nella mia personalissima La Mecca libraia.
L’ho capito quando sono salita sull’autobus che mi avrebbe portato al Lingotto: nonostante fossero stipate in ogni ordine di posti, tanto da non riuscire quasi a respirare, le persone che mi circondavano, con piacevole sorpresa, erano loquaci e sorridenti, desiderose di condividere con l’Altro opinioni divertite sui propri luoghi di provenienza e speranze sulla riuscita dell’evento.
Si respirava un senso di comunanza e di partecipazione che raramente ho avvertito: tutti mossi dal desiderio di trascorrere qualche ora immersi nel mondo fantastico e reale dei libri. L’alienazione dell’Io, paradossalmente esasperata da quei social network che ne promettono l’apertura al mondo ma al contrario partecipano alla creazione di un alter ego virtuale, non si avvertiva affatto. Lì c’erano persone vere, in carne, ossa, pensieri e parole.
E poi, una volta scesi dall’affollatissimo mezzo di trasporto, ecco l’ingresso alla Fiera. Mi sono sentita come una bambina in un negozio di caramelle: mi sono illuminata di fronte al ben di dio che si estendeva a perdita d’occhio per quattro padiglioni. Colpita da sindrome d’acquisto compulsivo, avrei comprato qualunque pubblicazione esposta negli stand, dai grandi classici alle nuove leve della letteratura contemporanea.
Ma come si sceglie un libro? La mia opinione è che non siamo noi a scegliere lui, ma lui noi. C’è una sorta di attrazione fatale tra il volume e il possibile acquirente: se non si è già sicuri della scelta da fare in libreria, molte sono le variabili che ci inducono a comprare un volume piuttosto che un altro. La mia strategia vincente? Guardo le copertine, sfoglio le pagine, tasto la consistenza della carta, soppeso l’intero volume. Ma, soprattutto, mi affido all’istinto. E, fin adesso, raramente mi ha deluso.
Un po’ a malincuore (e con i piedi doloranti) lascio il Salone del Libro per tornare a Milano. Ma sento di aver colto, e così altri come me, l’occasione per uscire dal guscio.
Potere dei libri.





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