Arrivi a Torino e non ti pare sia un giorno di agosto inoltrato, con la città deserta, le strade vuote e solo qualche bicicletta irrispettosa dei semafori, che cavalca solitaria Corso Vittorio Emanuele. Gli esercizi commerciali sono aperti, la gente passeggia per le vie, il motore umano va a pieni giri. E in fondo mi piace così.
Via Lagrange è un’isola pedonale soleggiata. La si percorre in pochi minuti e già intravedo imponenti statue nere all’orizzonte. L’ingresso al Museo Egizio è infatti “presidiato” da due rappresentazioni della dea dalla testa leonina Sehkmet, che mi accolgono con regale presenza.
Sono circa 6.500 i reperti esposti lungo le sale dell’Accademia delle Scienze, dove il Regio Museo delle Antichità Egizie è ospitato dal 1832. Suddivisi per epoche storiche, utensili, monili, corredi funerari, ricostruzioni di tombe fanno bella mostra di sé sui diversi piani in cui è articolato il percorso archeologico.
E poi, ecco la meraviglia. Un dono dello Stato d’Egitto, come ricompensa per i lavori compiuti dagli italiani nella campagna UNESCO per la conservazione dei templi della Nubia. E’ la piccola cappella di Ellesija, consacrata al re Tuthmosi III nel 1454 a.C., interamente trasferita e ricostruita all’interno del museo, con incisioni, geroglifici e pitture parietali.
E’ solo l’antipasto prima di accedere allo splendido Statuario. L’allestimento è unico: spot di luce concepiti dallo scenografo premio Oscar Dante Ferretti colpiscono le pareti delle due sale e il loro contenuto.
Come in un tempio, con sfingi e dee leonine di guardia, scorrono sotto i miei occhi le immagini marmoree dei grandi Faraoni Amenhotep, Sethi, Ramses II. E’ un tripudio di Corone dell’Alto e Basso Egitto, bastoni del potere, sarcofagi pesantissimi. Un incanto che per un momento mi fa sentire al Cairo.
Gli occhi maliziosi di Brigitte Bardot, qualche ora dopo, mi fanno invece vivere le atmosfere da Croisette di Cannes. Una retrospettiva dedicata ai 50 anni della rassegna che conferisce la Palma d’Oro è l’attrazione principale del maestoso, immenso Museo dedicato alla Settima Arte, presso la Mole Antonelliana, a pochi passi dal centro produzione Rai di Via Verdi. Un percorso a spirale, verso la cima della cupola, propone una selezione dei migliori scatti a registi, attori e film sbarcati sulla Costa Azzurra.
Catherine Deneuve, Akira Kurosawa, Martin Scorsese e Federico Fellini non sono però i protagonisti assoluti di questo spazio. Il Museo del Cinema è fedele trasposizione della metafora filmica, la quint’essenza dello stupore, con ricostruzioni operative di lanterne magiche, macchine da presa, set cinematografici (entro in un frigorifero per sbucare in un saloon appena sfasciato dai cowboys) e costumi.
Neri Marcorè, perfetto Virgilio, in ogni sala ci illustra con video esplicativi come realizzare un film, dalla sceneggiatura al montaggio finale. L’ultimo brivido, me lo concedo con una passeggiata sulla cupola della Mole. E il cielo sopra Torino diventa ancora più bello.





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Adoro Torino e ti dirò che appena posso ci torno per portare amici per le sue strade e poi proprio al Museo del Cinema, che per me è davvero spettacolare.
Da perderci dentro mezza giornata a curiosare e divertirsi.
Cara Erica,
le vie di Torino ti fanno tornare all’epoca sabauda…si ha persino l’impressione che da un portone di legno laccato stia per sbucare Vittorio Emanuele!
Nascosti tra i caratteristici portici, puoi trovare negozietti di antiquariato meravigliosi. E non dimentichiamoci le caffetterie che espongono in bella mostra liquori alla gianduja e amaretti…piacere per gli occhi e per il palato!