Milioni e milioni di pagine scritte. Parole che si imprimono nella memoria dei lettori.
Un flusso di quasi trecento mila visitatori nelle cinque giornate, un po’ meno della volta precedente, curiosi e affamati di lettura. Tutti concentrati nel capoluogo torinese. Questa è la Fiera Internazionale del Libro.
Ventunesima edizione, nata l’8 maggio e conclusa lunedì 12 con uno straordinario risultato. Oltre il 15 per cento di persone in più rispetto alle due ultime giornate della manifestazione del 2007.
Nonostante il rumore delle scorse settimane, le minacce di boicottaggio delle file ai vari ingressi, le critiche, le riserve e i timori, la Fiera ha riscosso, anche questa volta, il solito successo.
Una Fiera all’insegna della bellezza. Il titolo, infatti “Ci salverà la bellezza?” è stato il motivo conduttore dell’evento. Intesa, in maniera ampia, nella letteratura, nelle arti, nella musica, nelle scienze, come metro di paragone e di valutazione, come apprezzamento e impegno.
Una Fiera che, per rispecchiare il proprio spirito di condivisione, di confronto, di apertura al dialogo, ha voluto dedicare il suo 2008 ad Israele. Dedica, questa che ha scatenato le polemiche di molti attivisti dei centri sociali, nonché di alcuni scrittori arabi, che hanno visto in tale scelta uno schieramento verso lo stato israeliano a discapito della complessa situazione palestinese.
La condanna dell’occupazione israeliana nei territori palestinesi, mossa dai manifestanti ed espressa nelle lunghe fila di persone, soprattutto giovani, in marcia pacifica nel centro cittadino, non è però stata rappresentata alla Fiera.
Che ha rivolto ad Israele, suo ospite d’onore, l’attenzione che qualsiasi lettore può rivolgere ad un libro ben scritto. Nessun dissapore, nessun incidente, nessuna confusione negli edifici di Torino Lingotto, se non quella derivante dalla folla.
Solo la presenza massiccia delle Forze dell’Ordine, più per prevenire che per sedare eventuali rivolte, ha rammentato i dissensi di questa edizione. Mai come quest’anno la Fiera ha fatto discutere. E la discussione è il raggiungimento di uno dei suoi obiettivi.
E i numeri parlano da soli. Quasi novecento le testate giornalistiche presenti provenienti dall’Italia, dalla Francia, dalla Spagna, dalla Germania, dalla Gran Bretagna, dalla Svizzera, dalla Romania, dalla Bulgaria, dall’Ungheria, dagli Stati Uniti, da Israele, dall’Egitto e dal Giappone.
Circa due mila quattrocento giornalisti accreditati e mille cinquecento fotografi e cineoperatori. Più di venti ore di diretta televisiva, cento di radiofonica, settantacinque di programmazioni on line. Varie conduzioni televisive in collegamento con la Fiera. Più di ottocentocinquanta i dibattiti, duemila i relatori.
Insomma, un appuntamento premiato dall’attenzione stessa. Ma ciò che più conta, quello a cui la Fiera del Libro tende è la promozione, appunto del libro. Vendite premiate, soprattutto domenica 11. Un vero e proprio record che ha coinvolto, in maniera diversa, tutti gli editori ed autori.
Tra i più venduti: Max Pezzali con Per prendersi una vita, Giorgio Faletti con Pochi inutili nascondigli, Enrico Brizzi con L’inattesa piega degli eventi. E poi ancora: Dacia Maraini con Il treno dell’ultima notte, Andrea De Carlo con Durante, Sergio Rizzo e Gian Antonio Stella con La deriva.
Mondadori, Mauri Spagnol, Einaudi sono stati gli stand tra i più affollati. Ma anche i piccoli e medi editori hanno portato a casa grandi soddisfazioni e incassi. Impossibile non farsi prendere dalla frenesia del libro in un contesto del genere. Bambini e adulti sono usciti dalla Fiera con almeno un libro in mano.
Le vendite di quest’anno confermano che il pubblico è composto, per la maggior parte, di lettori affezionati e non occasionali. Ma è composto anche di manoleste. Ammontano, infatti al 5 per cento i libri portati via senza passare dalla cassa.





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