Tikal, maestosa e apparentemente senza fine, è tenacemente avvolta da una seducente foresta pluviale. Il silenzio del mattino, quasi surreale dentro quella vastità, è interrotto solo da qualche scimmia che senza rispetto d’improvviso si mette a urlare. Qui, la storia va a braccetto con la natura.
Il complesso sorge proprio all’interno di un parco nazionale, decretato patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO.
La città venne abitata dai Maya dall’800 a.C. al 900 d.C. e in quel lasso di tempo diventò la più florida dell’area. Estremamente progredita dal punto di vista economico e politico.
Finché da Nord, dal Messico, arrivarono i potenti nobili di Teotihuacan. I quali da tempo intrattenevano rapporti commerciali con Tikal. Rapporti che, seguendo un intricato filo oggi oscuro, si erano fatti difficili. Ragion per cui la nobiltà di Teotihuacan fu, quella volta, accompagnata dall’esercito.
Il declino di Tikal sarà quindi inesorabile e piuttosto veloce.
Oggi ci ha lasciato non meno di 3.000 costruzioni, tra le quali piramidi di tutto rispetto e piattaforme cerimoniali, tempi e palazzi, piazze e residenze.
Non è raro, immersi nella storia, fare magici incontri. Uccelli di ogni tipo, scimmie urlanti, ocelotti e, con un po’ di fortuna, anche giaguari e coccodrilli.
La mia guida poco ufficiale mi dice che lì ci sono anche boa constrictor e anaconde. Mi dice di proporzioni che mi fanno pensare che mi stia prendendo in giro o mi voglia solo stupire.
E mi consiglia di tenermi ben stretto portafogli e macchina fotografica; non sarebbe la prima volta che qualche scimmia, con gesti rapidissimi, scendesse da un albero per prendersi il bottino dalle mani insicure di qualche turista. Per poi sparire per sempre nella giungla. Qualcuno dice che le dispettose siano state addestrate da qualche locale che vuol far cassa.
La lingua di Tikal era dura, difficile, di quelle orrendamente piene di consonanti poco simpatiche: w, y, k. I nomi dei regnanti sono, in lingua originale, quasi impronunciabili.
Tradotti sono affascinanti e misteriosi: Cielo Tormentoso, Naso Bambino, Testa Arrotolata. Poi, quello più dolce e poetico: Giaguaro Bambino.




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Stupendamente bello e ancora poco conosciuto.
Merita di essere visitato e non ha nulla da recriminare
ai templi messicani.
Da visitare anche gli altri siti annessi.
Grazie del tuo commento Elvira. Sono perfettamente d’accordo.
La più bella sorpresa del mio viaggio in messico e guatemala,sia dal punto di vista architettonico che da quello naturalistico,secondo me molto meglio della più famosa palenque.