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Telč, perla della Repubblica Ceca - foto : Piazza náměstí Zachariáse z Hradce © Fede Ranghino
Piazza náměstí Zachariáse z Hradce © Fede Ranghino

Telč, perla della Repubblica Ceca

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Lo sguardo si perde nell’orizzonte di Telč. Dalla torre della chiesa di San Giacomo osservo i confini della città sfumare nel cielo della Vysocina. Per arrivare qui, a sessanta metri d’altezza, dove abitano due campane rare, ho sfidato le mie ginocchia scricchiolanti e le vertigini.

Gli occhi cadono su piazza náměstí Zachariáse z Hradce. Prima ho attraversato a piedi il suo acciottolato rettangolare per incontrare le due fontane e la colonna della Vergine del 1720. Le ho viste risaltare nel perimetro pastello delle case e degli edifici rinascimentali e barocchi, con loggiati e frontespizi decorati.

E ho sentito battere il cuore di questa città, perla della Repubblica Ceca, e dei suoi 5800 abitanti. Fondata nel XIII secolo come fortezza sull’incrocio di vie commerciali tra Boemia, Moravia e Austria, Telč è stata ricostruita nel 1700 a seguito di un incendio che la devastò.

Ancora oggi conserva intatta il suo fascino che non risiede solo nella pregiata bellezza architettonica, ma anche nell’effervescenza culturale: teatri, concerti, esposizioni sono l’esempio di come qui si viva l’arte: in tutti gli aspetti. Da maggio a dicembre è un fiorire di eventi internazionali.

Lasciata la piazza, sono entrato nel castello di Telč. Entrambi iscritti dal 1992 nella Lista dell’Eredità Mondiale Culturale dell’Unesco. Il maniero, costruito originariamente in stile gotico, nella seconda metà del XVI secolo venne riedificato secondo i dettami rinascimentali che ne fanno una delle strutture più grandiose del genere. A renderlo immortale fu l’architetto italiano Baldassarre Maggi.

Così ho scoperto sale sfarzose, mobilia sontuosa e quadri di ogni tempo dal valore impareggiabile. Ma dove gli occhi si sono chiusi per riaprirsi increduli è stato nella Sala d’Oro: trenta cassettoni ottagonali formano il soffitto con tagli figurativi unici.

Poi sono entrato nella Cappella di Ogni Santi e ho visto la sua decorazione a stucco che mi ha lasciato senza fiato. Nella Sala dei Cavalieri, armature del XV e del XVI secolo rilucevano insieme alle armi da fuoco.

L’ala sud-occidentale del castello, invece, trattiene le collezioni del museo che racconta la storia della città e dell’artigianato locale: con i costumi da festa, quadretti su vetro e mobili popolari dipinti.

Il ballatoio del giardino nel maniero ospita la galleria con quadri del pittore boemo Jan Zrzavý. Il cortile così come le sale storiche sono, invece, teatro per concerti estivi. A luglio arrivano studenti delle scuole musicali europee, ad agosto appassionati di musica Folk.

Uscito nel parco naturale, ho imboccato uno dei sentieri in terra battuta che dividono il verde ben curato per arrivare sino alla serra. Anche se chiusa, ho intuito dalla sua trasparenza vitrea piante e fiori vezzeggiati dalle sapienti mani di chi li cura.

Poi sono tornato sui miei passi per fermarli di fronte alla chiesa parrocchiale di San Giacomo, fondata contemporaneamente alla città e adiacente al castello. L’interno a due navate è del XV secolo. Dal basso ho visto salire con un fremito la sua torre panoramica nel blu.

Ed è qui in cima che mi trovo ora: con lo sguardo perso nell’orizzonte di Telč, mentre osservo i confini della città sfumare nel cielo della Vysocina.

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2 commenti a “Telč, perla della Repubblica Ceca”

  • caterina alle ore 9:37 am scrive:

    Viaggiando non i è mai capitato di sentirmi estranea ai luoghi che ho visitato.
    Il cuore non è mai straniero: non lo è nemmeno mentre leggo l’articolo al quale dedico questo commento.
    Forse, oltre i confini gegrafici e linguistici, l’orizzonte del visitatore si scioglie in un sussulto capace di abbracciare tutto.
    Ciò che parte dal cuore al cuore ritorna.
    caterina

  • Andrea Lessona alle ore 12:16 pm scrive:

    Cara Caterina,

    grazie per il tuo commento.

    Ci sono luoghi dove il cuore batte di più: in Repubblica Ceca, nella regione della Vysocina ho sentito il mio vivere all’unisono con quello di questi posti e di questa gente straordinaria.

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