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Tailandia, uomini di frontiera: gli Akha 2 - foto : Un uomo Akha © Tonj Lardani
Un uomo Akha © Tonj Lardani

Tailandia, uomini di frontiera: gli Akha 2

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Potrebbero essere guerriglieri oppure cacciatori proprio per la loro posizione di confine. Sono semplici contadini: coltivano l’orto a cavoli, rape e altri ortaggi, disboscano le foreste per costruire i villaggi, allevano galline e maiali e coltivano oppio per uso personale, salvo gravi ed eccezionali casi.

Non appartengono ufficialmente a nessun territorio o nazione e non sottostanno a nessuna legge se non la loro. Sono uomini di grana dura per vivere in queste zone di frontiera sulle creste delle colline dove ci si fa strada a colpi di macete. Dove il freddo imprigiona nella sua morsa gelida la notte, e il caldo soffoca il giorno.

Vivono lì, pronti a cambiare “col girare del vento politico” per cercare un posto nascosto e tranquillo dove esistere con i propri antenati e spiriti.

Non riuscendo ad immaginare la vastità del mondo al di là dei confini dei monti che si profilano all’orizzonte, ma intuendo che la terra si estende verso contrade dove si parlano altre lingue, gli Akha e gli spiriti hanno intessuto un rapporto di solidarietà ma anche di sfida.

Spirito e uomo hanno bisogno di sentirsi. E’ il caso dello “spirito drago” che vive nelle viscere della terra e quando desidera sapere se, in superficie, il villaggio degli uomini vive ancora, scuote la terra nelle sue fondamenta provocando un terremoto.

E’ lo Dzoe-mah, il capo religioso, l’unico in grado di comunicare con lui attraverso formule magiche placando così la sua ira. Sul filo della memoria, il mito racconta che Apoe-Miyeh creò il cielo e la terra, la luna e il sole. Sono marito e moglie: la coppia intesa come unità reciproca di continuità della vita.

Sotto la regia della Grande Forza gli spiriti prendono forme variabili: gnomi o draghi audaci e intriganti, curiosi e assai pretenziosi: gli spiriti sia buoni sia cattivi, esigono sempre propiziazioni e sacrifici. I primi vengono invocati, i secondi abboniti con rituali fantastici.

Andare nella foresta, regno degli spiriti maligni, rende il corpo vulnerabile. Ma c’è un sistema semplice per difendersi: basta schiarirsi la voce tossendo rumorosamente per tre volte per allontanare lo spirito che, bizzoso, non sopporta i rumori ed evita così di entrare nella bocca.

In questo territorio nel cui humus eterno si svegliano esseri mitologici, spiriti e folletti, vive il popolo Akha o Kaw immutato come alla sua origine. E non è vita facile. Malattie, scorrerie, guerriglie, traffico di droga minacciano le tribù minoritarie, che tuttavia acquisiscono maggior forza e credenza nella loro cultura.

Il governo tailandese ha più volte espresso parere favorevole ad un’integrazione ma, burocrazia, sfiducia e ritrosia dell’opinione pubblica, hanno seppellito la questione nell’oblio. Gli Akha lontano dai clamori e dalle questioni politiche si dichiarano indipendenti.

Con la sua pipa d’oppio il Bu-Seh, sornione e saggio ci racconta che dando un preciso nome ai problemi questi si possano materializzare, in tal caso non sarebbe più possibile ignorarli. Invece, mantenendoli nel limbo dei progetti vaghi, potrebbero scomparire da soli. Col passare del tempo.

Quanta saggezza, quanta diplomazia. Mi avvolge il fumo d’oppio. Un sorriso di complicità e mi addormento.

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LIBRI

Marco Polo non ci è mai stato

"" di Rolf Potts - Ponte alle Grazie, 2009



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