Chi vi è salito lo si riconosce subito da due sintomi inequivocabili: il sorriso acceso e la voglia di raccontarvi tutto fino alla fine del fiato umanamente disponibile. Si tratta di un’avventura in montagna. C’è però chi non sopporta dover infilare scarponi e calze anti vesciche.
Per unire la passione della vetta con la voglia di rimanere con il sedere incollato a una sedia, basta prendere il primo treno rosso che passa in stazione. Ovviamente siamo sulla soglia di due mondi, il nostro caotico e l’ordinato territorio elvetico.
Linea di confine è Tirano, paesino della provincia di Sondrio, che accoglie in sé l’ultimo metro della ferrovia italiana che da Milano si getta verso la svizzera Sankt Moritz. Da qui si scende dal tipico treno regionale per salire su di un sogno che scorre su rotaia.
Un sogno che risponde al nome di Trenino Rosso del Bernina, da poco entrato a far parte dei Patrimoni riconosciuti dall’Unesco.
Vagoni colorati con la tinta dominante della bandiera elvetica che lentamente partono dal fondo valle valtellinese per attraversare i boschi della Val Poschiavo, inerpicandosi tra i ghiacciai e le vette del monte Bernia e scendendo nella suggestiva Engadina, toccando Pontresina, fino alla rinomata Saint Moritz.
Praticamente coronare il sogno di ogni bambino diventato adulto.
Si sale infatti su un treno che sa di giocattolo e che quasi per magia passa attraverso stazioncine così graziose da sembrare fatte con il traforo, gallerie nella montagna e viadotti così alti da dare l’impressione di stare volando.
Un incedere lento e continuo ma che può anche essere gustato a tappe. Nessuno infatti vieta di fermarsi in qualche stazione sulla linea, godersi l’ambiente circostante, per poi salire su uno dei treni successivi. Insomma spazi infiniti per una cultura dello slow-tourism mai doma che copre tutto l’anno.
Sia d’inverno che d’estate il trenino rosso compie il suo percorso da guinness dei primati: pendenze del settanta per mille (senza cremagliera) fino a un’altezza di 2.253 metri sul livello del mare.
La mente verrà rapita nella meraviglia del viadotto del Brusio, praticamente una rampa elicoidale a cielo aperto, che porta verso la bella Poschiavo con le sue dimore patrizie.
Gli occhi faticheranno ad adattarsi allo spettacolo mozzafiato degli infiniti spazi di Alp Grum, come per il ghiacciato Monteratsch che mostra con rocciosa fierezza tutti i suoi quasi quattromila metri.
Anche la mente più restia si scioglierà nella bellezza del periodo invernale. Passare con il treno nella candida coltre di neve mentre il vento soffia abbracciando la carrozza che imperterrita continua la sua corsa.
Un treno dipinto di rosso che corre sui binari dell’emozione.





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Francesco