« In viaggio verso l’Alpe di Nemes Verdon, il tocco romantico della Natura »


Sull’Alpe di Nemes, sotto il Col del Quaternà - foto : La malga Alpe di Nemes (1950 m.) © Luca Ferrari
La malga Alpe di Nemes (1950 m.) © Luca Ferrari

Sull’Alpe di Nemes, sotto il Col del Quaternà

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L’Alpe di Nemes è situata nella parte più orientale della provincia di Bolzano, nella Pusteria orientale, ad un “tiro di schioppo” da Sesto Pusteria,”chiusa” a sud dal Comelico (BL), a nord dall’Alta Pusteria austriaca (Sillian).

A guardare le spalle della malga. Il cono (un tempo vulcanico), del Col Quaternà (m. 2503, caratterizzati da una grande grade crocedi ferro in vetta), nell’estremo lembo nord orientale del Comelico. Il luogo, in tempi di prima Guerra Mondiale, ne mostra ancora testimonianze: qualche rudere di trincee e un pozzo di guerra con pioli in ferro.

Odori diversi si spintonano per entrare nelle mie narici. Dal quel sapore tipico dell’aria di montagna allo sterco di vacca, passando poi per gli insuperabili piatti della cucina locale. Ma prima di sedersi a tavola, è fondamentale un giro perlustrativo.

Pare non esserci confine qui, tra uomo e cielo. Tra erba e roccia. C’è la stalla. Ci sono le galline. E poi loro. Le indiscusse regine nonché simbolo delle montagne (così come lo è il gallo nero nel Chianti), le mucche. Eccole. Libere. Che pascolano. Che si godono i raggi di sole e scrutano questi “strani” bipedi.

Ci sono quelle col tipico manto bruno-grigiastro, e poi ci sono quelle pezzate, bianche e marrone chiaro. Chissà il buon latte che producono ogni giorno. Mi avvicino un po’, sperando di non infastidirle. Ma non è così. Continuano a bivaccare, e si alternano fra spuntini erbivori e qualche momento di relax.

Seguendo il loro esempio, mi siedo sulle panchine in legni collocate fuori dalla malga. Non v’è dubbi su cosa ordinare. Un fetta di strudel insieme a un bel bicchierone di latte di capra (com’è indicato nel menù). Il dolce è un trionfo di dolcezza. Soffice. Appena vanigliato. Mele squisite. Il tutto innaffiato da crema di vaniglia.

Consumato questo sublime dessert, resto con un’espressione di estremo godimento sul viso. Come se avessi appena raggiunto la pace dei sensi. Il sole se ne accorge, e aggiunge tepore al mio viso. Inizia a scaldare, e mi tolgo la felpa che resto in maniche corte. A quasi duemila metri. In assoluto stato di nirvana.

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LIBRI

Diario di un viaggio a piedi

"Diario di un viaggio a piedi" di Edward Lear - Rubbettino Editore, 2009

Tanti viaggi

"Tanti viaggi" di Vittorio Orsenigo - Archinto, 2011



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