L'Arco di Sant'Ambrogio sullo sfondo S. Maria del Monte - Foto da Wikipedia
Si parte dalla fine. Quando la salita è già terminata. Hai le gambe contratte e la mente libera da pensieri densi. Si parte dalla visione profonda e larga che si ha sulla provincia di Varese quando hai già superato tutte le cappelle del Monte Sacro e sei all’ultima. Sulla balconata da cui si sporse anche Papa Giovanni Paolo II nel 1984 a benedire la città e il paesaggio prealpino che si apre davanti. Sei in quel punto di mondo: dove la bellezza è estrema.
Dietro di te c’è il piccolo borgo di Santa Maria del Monte, scavato nella roccia della montagna, fatto di una manciata di case, che sembra quasi essere aggrappato al pendio con tutte le sue forze, senza nessuna intenzione di lasciare la presa.
Salendo per i due chilometri di acciottolato hai incontrato le quattordici cappelle simboleggianti i misteri del rosario, sei stato circondato e attirato da tantissimi simboli religiosi, hai cercato di coglierne i significati e i motivi profondi.
Ma è arrivando alla fine, al culmine della salita, che senti come quella bellezza della natura e della cultura possa essere solo impregnata di un’opera superiore. Ogni dettaglio, lassù, testimonia che un senso della cose c’è, è forte. E noi siamo arrivati al culmine di questa salita, siamo stati messi in questa vita, per capirlo. O tentarci con tutte le nostre forze quanto meno.
In quella visione panoramica vedi Varese brulicare di sotto, conti almeno cinque dei sette laghi della provincia, immergi i sensi nel verde scuro della vegetazione circostante. E preghi guardando, sorridendo, nelle azioni normali, senza parole. Preghi scattando una foto, riponendo la macchina fotografica nella custodia, scambiando due parole con uno sconosciuto. Preghi guardando il cielo, e ringraziando di poterlo fare da lì.
Ripercorri frammenti della storia di questo posto. Di come fosse già luogo di pellegrinaggio in epoca medievale per la chiesa di Santa Maria del Monte, di come poi venne costruito nella forma attuale a partire da inizio 1600, dopo il Concilio di Trento. Arrivi fino al riconoscimento della sua importanza nel 2003 quando l’Unesco inserì questo e altri Monti Sacri della zona Lombardia-Piemonte tra i patrimoni universali dell’umanità.
Sono tanti altri i pensieri che potresti fare ma preferisci abbandonarti alle sensazioni che il corpo trasmette alla mente, e la mente rimanda all’anima. Finisci dall’inizio questa volta. Ridiscendi lentamente il percorso e imbocchi la via verso casa. Con una convinzione: qui Dio c’è.
Didascalia foto: Il panorama dal Sacro Monte di Varese. Foto di Mari Gonzales
"In viaggio con Kapuściński Dialogo sull’arte di partire" di Andrea Semplici - Terre di Mezzo, 2010

In occasione dell’Expo 2015 che si terrà a Milano, l’idrovia che collegava Locarno al capoluogo lombardo verrà riaperta alla navigazione turistica. Tra ville patrizie, parchi e castelli Viscontei per arrivare fino alla città del leone di San Marco.

La città cantata dal celebre ragazzo della Via Gluck Adriano Celentano. Non solo colate di cemento. Il capoluogo lombardo sa ancora stupire offrendo scorci suggestivi e pittoreschi. Per dissolvere la nebbia che la circonda.

Cambiando l’angolo visuale mutano le sensazioni che una città provoca. In questo viaggio saliamo in verticale, nel cuore antico del capoluogo lombardo. Il tetto della basilica è la terrazza privilegiata.
Chi ama davvero è sempre in preghiera.
Vivere l’articolo è un’esperienza bellissima.
Lo è ancora di più se si conosce il luogo di cui si parla.
Tutto qui.
Grazie
caterina
Grazie a te che leggendo sei riuscita a vivere e rielaborare alcune delle emozioni che volevo comunicare.
A presto,
Fabio