Camelie, azalee, rose, lilla e margherite. Un bouquet floreale nella piazzetta Motta del borgo di Orta, gioiello d’archiettura medievale coi vicoli stretti e suggestivi. Tra sedie e tavolini di un caffè all’aperto, ascolti la voce del lago.
Un tramonto primaverile e un’atmosfera languida scandita dalle note di un pianoforte che scivolano dalle finestre del palazzotto cinquecentesco. Tornano in mente i versi di Balzac. “Un delizioso piccolo lago ai piedi del Rosa, un’isola ben situata sull’acque calmissime, civettuola e semplice”.
“…Il mondo che il viaggiatore ha conosciuto si ritrova in piccolo, modesto e puro: il suo animo ristorato l’invita a rimanere là, perché un poetico e melodioso fascino l’attornia, con tutte le sue armonie e risveglia inconsuete idee….è quello, il lago, ad un tempo un chiostro e la vita…”
Magico affresco del Lago d’Orta con l’Isola di San Giulio, il più romantico dei laghi italiani che ha ispirato anche Browning, Nietzsche, Rodari, Soldati, Montale e continua a contagiare chiunque si lasci avvolgere dalle sue suggestioni.
Forse sono le montagne che lo fanno sembrare più piccolo, forse quelle coste strette che abbracciano l’acqua, forse quell’isola nel mezzo, San Giulio, un gioiello. Forse la storia d’origine romana. Il Lago D’Orta è davvero un angolo di paradiso.
Bisogna andare in salita se dal lago Maggiore si vuole raggiungere il più piccolo dei laghi prealpini. Il languido Cusius, come lo chiamavano i romani è un gradino più in alto, a un centinaio di metri di dislivello.
E per essere diverso da tutti gli altri laghi, nel suo snobismo raffinato, spinge le sue acque verso le Alpi invece che verso il mare. Prendendosi beffa della natura, fa uscire il suo piccolo fiume, il Nigoglia dalla punta nord verso la Svizzera.
Raccolto, chiuso, dolce. Bellezza eterea del piccolissimo lago. Misurato nei suoi fasti e impreziosito da suggestive architetture. Non cerca lussi smodati ma raffinati e semplici scorci, angoli, paesaggi sfumati. Pura poesia.
Stretto tra la pianura novarese e l’incedere di curve delle colline che s’innalzano nelle montagne dell’Ossola, quest’angolo di Piemonte ai piedi del Monte Rosa ha incantato anche musicisti, pittori e chiunque cerchi pace lontano dagli scossoni del tempo.
Una striscia d’acqua di tredici chilometri e larga quasi due. Nel mezzo un isolotto in miniatura col borgo in miniatura. L’isola di San Giulio occupata dalla Basilica e da palazzotti che s’increspano sulle verdi acque. Un minuscolo attracco con ippocastani.
Sarà anche per quelle leggende di santi e draghi che lo rendono il lago più romantico d’Italia. Si narra che l’isola fosse dominata da un grosso serpente e che Giulio, il Santo viaggiatore dominatore di onde, tempeste, animali feroci e uomini, lo scacciò.
Con un solo gesto della mano e la forza della parola. Stese il suo mantello sull’acqua e, senza bagnarsi si recò sull’isola. Lì, rimase fino alla morte nella sua ultima chiesa. L’anello d’una enorme vertebra trovata nel ’600 è appeso a una catena nella Basilica di San Giulio.
Affascinante scrigno dove natura, arte e cultura s’intrecciano come per magia nell’atmosfera rarefatta tipica dei laghi. La piazzetta di Orta par toccare la riva opposta tanto è vicina. Oltre l’isola, le case di Pella e sopra la Madonna del Sasso.
Alle spalle, la riserva naturale col Sacro Monte, un promontorio che forma lo stretto di Bagnera. Basta salire lungo una stradina a raggiera per trovare piccoli borghi aggrappati alla collina. Quarta Sopra e di Sotto, Germano, Campello Monti e Sambuchetto.
Altri scivolano nel lago, Omegna e Gozzano ricchi di folclore. Angoli di cultura, intimi e silenziosi dove l’aria s’intrufola nelle chiese e nei seminari in cui si tengono concerti sinfonici sulle arie di Bach e Vivaldi.
Arriva la brezza col profumo di gardenie nel “Salotto del borgo”, la piazzetta Motta di Orta chiusa su tre lati da edifici coi suggestivi portici. Svolazzano i bianchi tendaggi e invitano a salire sulla ripida via a picco sul lago. Il maggio sboccia con la festa floreale di Ortafiori.





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Non ci sono mai stata ma tu mi ci hai portato!
Come sempre fantantastica, riesci a farmi vederi i colori e sentire i profumi…
Grazie!
Aurora
Grazie AUrora per il bel commento. Spero che tu possa davvero sentire profumi e vedere colori dei luoghi descritti.
un abbraccio
marta
Tutto vero, volevo però aggiungere all’elenco dei fiori: il glicine! Infatti è stato il vero protagonista della gita fatta da me nell’ aprile ’07 con una fioritura straordinaria e con piante, anche secolari, in ogni dove nella piccola cittadina.Il suo profumo penetrante mi accompagna ancora adesso appena penso o sento nominare Orta e il suo lago. Saluti Novella
Domage, Novella. E’ proprio il glicine il vero protagonista. Grazie per averlo ricordato.
Marta