Le scale sono in pietra grigia e marmo. Un fiume di gente scende in direzione opposta. Ti devi fermare, farli passare, attendere il momento adatto. Ripartire. Con le mani accarezzi le pareti ruvide a tratti, lisce subito dopo. Infili lo sguardo nelle piccole feritoie che si susseguono a intervalli regolari. Vedi spicchi di una Milano tranquilla, sotto il sole gentile di un sabato pomeriggio come tanti.
Acceleri impercettibilmente l’andatura nell’ultimo tratto di scalinata. Hai quella sensazione che ti coglie poco prima di un appuntamento galante. Non sai cosa di aspetterà quando sarai là fuori, allo scoperto. Non sai se avrai parole o pensieri adatti. O te ne starai solo in silenzio, ad assorbire più che puoi la forte sensazione visiva.
Esci. Il vento ti scompiglia i capelli e le emozioni. Sei sulla terrazza laterale del Duomo di Milano, quella che affaccia sul lato della Galleria Vittorio Emanuele. Guardi giù, gli omini piccoli che di sotto cercano di vivere come possono, meglio che possono. Il dettaglio domina su tutto. Ogni tassello, ogni centimetro di questa basilica fantastica ha ancorato a se un pensiero elevato, l’arte sublime di un maestro artigiano. E non puoi immaginare, vedendo la maestosità esterna, come la minuzia sia la cifra dominante di questa opera d’arte senza tempo.
Prosegui sul lato esterno, fino alla scala che porta alla terrazza principale della chiesa. Poco prima c’è un finestrone che guarda giù sulla piazza. Sarei stato lì ore a studiare le tessere mobili che compongono e ricreano il mosaico della città. Ma la spinta delle persone dietro non mi permetteva di intasare più del dovuto il passaggio. Uno sguardo fuggente, una foto, due. O poco più.
Il tetto del Duomo ti lascia a bocca aperta. Su ogni guglia una statua diversa, con un’espressione corporea diversa. Sopra la guglia più alta, quella della Madonnina d’oro, così vicina da qui. Ti muovi nello spazio bianco incuriosito da tutto. Ti siedi e appoggi a fianco lo zaino. Sulla destra vedi le luci intermittenti all’ultimo piano del Pirellone. A fianco c’è la Torre Lombardia, la nuova sede della Regione che, una volta terminata, sarà il grattacielo più alto di Milano e di tutta Italia. A sinistra svetta il bel campanile della chiesa a fianco di Palazzo Reale e poco più in là sale prepotente la forma a fungo della Torre Verlasca, uno dei simboli più eccentrici della città. Una visione totale da lì: puoi muoverti di chilometri rimanendo completamente fermo. È la potenza dello sguardo.
Scendi dall’altro lato. Passi anche dalle terrazze dietro. Scopri piccoli capolavori di scultura sui parapetti che proteggono chi si sporge a guardare giù. Ci sono i simboli degli evangelisti che sembrano vivi tanto le statue sono espressive, un volto di uomo liscio e un volto di donna poco dopo. Fai un paio di foto a turisti che te l’hanno chiesto.
L’ascensore per scendere è in acciaio brillante e freddo. Mentre torni alla realtà della strada sei consapevole che quello spicchio di cielo milanese è da fermare e descrivere con le migliori parole che ti verranno, nei prossimi giorni.





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