Il sole che si nasconde fra le fronde degli alberi. Una strada che dal mare mi porta in collina in poco tempo. Magia geografica calabrese, rara realtà italiana in cui le montagne si affacciano quasi sul mare e gli scenari cambiano in poco tempo. E adesso mi trovo qua. In un piccolo casolare.
Per un po’ non sento nemmeno il rumore delle macchine. Frugo tutt’intorno. Mi domando se qualcuno abbia mai messo un’altalena per la gioia dei bambini. Mi chiedo cosa si deve provare a passare tanto tempo qui. Come un Jack Kerouac all’estero. Ho fatto scorte alimentari per almeno una settimana.
L’interno dell’abitazione in cui sono ospitato è molto frugale. Un caminetto e tre stanze, tutte piccoline. Mi hanno detto che prima ci abitava una famiglia. Nulla di più. M’immagino due fratellini e altrettante sorelline. Un piccolo mondo a parte che un giorno partirà per il mondo.
Ci metto poco a svegliarmi la mattina. Mi basta un raggio di sole, e poi posso iniziare a girare. I vicino (non proprio a due passi) erano al corrente di questa faccia nuova che si sarebbe presentata. Non capisco se mi spiino o cerchino di capire chi sia. Forse è il contrario. Sono io quello che si fa le domande.
Il buio arriva sempre molto presto. Alle volte ho come l’impressione di essere altrove. Un avamposto da qualche parte nelle foreste brasiliane. Nel totale silenzio del crepuscolo tendo sempre l’orecchio per captare riti tribali, e poter rispondere con il miglior dei mie saluti che devo ancora far vedere.
Gli olivi sono piantati ovunque. Una mattina mi trovo davanti un omaggio di un contadino che ha voluto mantenere riserbo sulla sua identità. È un omaggio orto-frutticolo. Nell’assaporare le primizie, sento di appropriarmi di esperienze mai vissute. Di pensieri che non sono ancora di mia appartenenza.
Annoto ogni giorno quello che vorrei chiedere. All’ottavo giorno, cambio espressione ed esco all’alba con aria da boxer ferito che ha un conto in sospeso con qualche fato avverso. Inizio a correre a perdifiato, quanto basta per riuscire a vedere il mare. Col sudore che mi gronda a fiumi, mi tocca fare il tracciato al ritorno. In salita.
Ritorno al punto di partenza, che un giramento di testa mi fa vacillare. Mi piego sulle ginocchia sentendomi mancare le forze. Vengo richiamato ai riflessi quando un rumore si fa sempre più vicino.. Non è il ronzio di qualche vespa, o di un lunatico motorino. Sono gli zoccoli di un asinello con il suo padrone.
E proseguo per un pezzo la mia strada insieme a loro.





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