Dopo qualche sano (e bianco) minuto di salita, finalmente posso abbandonare lo skilift del Ciamp d’Arei, e partire alla volta di Malga Ciapela. I primi metri sono sempre i più difficili dopo il lungo periodo di inattività. Non sai mai come si comporteranno le gambe. E invece, qualche reminescenza fa ancora il suo dovere e nel giro di qualche secondo, mi sento orgoglioso come un campione olimpico.
Lì davanti a me, ci sono il Piz de Guda (2.132 m.) e il Monte Pezza (2408 m). Mentre il primo (dal quale prende il nome il paese sottostante Sottoguda) si erge sopra i Serrai di Sottoguda, famosi per le cascate di ghiaccio in inverno e sovrasta Malga Ciapela con la sua triangolare parete sud, il secondo è situato nella catena dell’Auta, e raggiunto in cima, costituisce un ottimo scorcio per la Marmolada.
La discesa è piacevole. Non particolarmente ostica. Trattasi di pista blu infatti (la più semplice). Qualche saetta messa “a uovo” (espressione sciistica per indicare una persona che scia diritto senza fare piccole curve ed è piegato in una posizione di uovo appunto) mi sfreccia agile alle spalle.
Poi è il mio turno di fare la “voce grossa” di fronte a qualcuno alle prime armi. Maestri pazienti insegnano come tenere questi “aggeggi” ai piedi, con il busto mai reclinato all’indietro, e in particolare spiegandogli la tecnica dello “spazzaneve” (con le ginocchia piegate e gli sci che formano quasi un angolo), una tecnica fondamentale anche per i più esperti, specie quando si incontrano muri ghiacciati.
Dopo cinque minuti abbondanti arrivo di nuovo a Malga Ciapela. Che forza. Riparto subito, e questa volta mi sbizzarrisco di più con le foto. Scendo più lentamente. Tenendomi sempre a lato del tracciato per non diventare un pericolo pubblico. Va tutto bene, fino a quando, per fermarmi meglio decido di usare (male) una delle due racchette. Il risultato è un volo non indifferente sulla neve.
Poco male. La macchina digitale è intera. A parte qualche chicco di neve sceso giù per il collo, va tutto bene. Sento il “ronzio” poco lontano della seggiovia. Quella mi porterà ancora più su. Intanto si scende ancora. Lungo il percorso ci sono un paio di baite dove potersi riposare, prendere il sole e degustare qualche succulenta specialità montana.
È ancora presto per sfamarsi però. Giù a valle intanto, scopro con meraviglia l’intrattenimento per i bambini. Uno scivolo. Una casetta, e un magnifico castello, tutti gonfiabili. Non solo il divertimento d’imparare una nuova disciplina, ma anche la possibilità di giocare, inventarsi avventure mirabolanti. A suo tempo, non esisteva tutto questo. Qualcosa cambia in meglio. continua





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