Come vivevano i pirati. Alle volte un luogo può scivolare lontano dalla nostra attenzione così tanto da perdersi nei meandri di una guida turistica scritta. Si leggono parole, ma si cerca la Vita, tracce del suo passaggio. L’unica certezza è che il Suo soffio fugge lontano dalla parola stampata e cristallizzata.
Io voglio sapere come i pirati calcavano questo piccolo fazzoletto di terra nel Mediterraneo. Così piccolo che sembra che dall’alto sia stato gettato come schizzo di vernice nel mentre si dipingevano gli infiniti blu che raccolgono intorno la bellezza del Mare Nostrum.
Siamo sull’Isola di Tabarca, a venti chilometri dalla Baia di Alicante e da un colpo di mortaio (anche se i bucanieri non ne erano dotati) dal Porto di Santa Paola. Unico insediamento abitato dei territori isolani della Comunità Valenzana.
Un piede dietro l’altro, un passo che rincorre l’altro. Facile qui misurare la grandezza di questa isola. Dal mare i piedi rincontrano il mare neanche arrivati a due chilometri di cammino e una corsettina breve di nemmeno quattrocento metri può farvi misurare la larghezza complessiva di questa perla mediterranea.
Perché, infondo, anche se stiamo cercando i pirati, la bellezza del mare di queste minute coste ha elevato Tabarca a essere insignita del titolo di Riserva Marina. Un riconoscimento unico sul territorio spagnolo grazie ai suoi notevoli millequattrocento metri d’estensione totale.
Ma i pirati sono ciò che noi cerchiamo e questa isola pare che faccia al caso nostro. Solo novanta anime abitano questo minuscolo lembo di terra in mezzo al mare, muovendosi tra i resti delle fortificazioni, l’antica torre e la chiesa. Puro pane per i denti di chi ama riempire di fantasia ciò che con gli occhi sperimenta.
Ed è il rumore dei vascelli di legno ciò che pervade le orecchie. L’immortale Repubblica Marinara genovese ha lasciato qui il suo segno. Ogni campanello suonato su Tabarca rimanda a cognomi che ricordano la costa ligure. Tra un Russo e un Parodi, tra un Pianello e un Salietto si ripercorre la storia di questa gente di mare. E un po’ ci si sente a casa.
I pirati vengono appresso. Erano qui di razza barbaresca e su queste spiagge piantavano le loro spade assetate di ricchezza. Si dice un milione di persone rapite e schiavizzate a macchiare un palmares che di certo non aveva nessuna remora nello sporcarsi.
E l’occhio che vuole vederli qui li vede ancora. Vede le loro navi all’orizzonte. Vede ancora i bagliori delle cannonate nel buio della notte. Vede ancora le stanche scialuppe tornare sull’isola che era loro. Fantasia e realtà, un mare d’avventura per l’occhio che supera la semplice parola scritta.





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