Qualcuno ha detto che non bisognerebbe mai utilizzare gli aggettivi che hanno celebrato le nozze d’oro con il sostantivo che si vuol descrivere. In effetti non se ne può più di amori impossibili, uomini veri e limpidi cieli. Ma ci sono posti talmente incredibili, che per parlarne bisogna utilizzare un linguaggio grezzo e poco elaborato.
Le Asturie sono così belle da risultare paradossali: qui per davvero le coste sono frastagliate, le colline sono incredibilmente verdi e le montagne scoscese sul serio. E che dire dei laghi? Limpidissimi. Una bellezza paradossale, quella delle Asturie.
Attorno alla zona di Leon, la Cordigliera Cantabrica raggiunge le altitudini più vertiginose: i Picos d’Europa, che nulla hanno da invidiare ai Pirenei in quanto a magnificenza del paesaggio, raggiungono i 2648 metri. Un vero paradiso per arrampicatori e alpinisti.
E troviamo pure il suggestivo canyon Garganta del Cares: immerso in un paesaggio da Biancaneve, si possono attraversare i suoi 9 km solo a piedi. Nei dintorni della città di Leon ci sono i paesaggi più belli: le facilmente dette montagne a picco sul mare, che solo qui però trovano una concretezza indescrivibile.
Le Asturie non sono solo natura. Hanno anche avuto un modo di fare arte strettamente autoctono: si parla, infatti, di architettura asturiana. Uno stile confondibile, a dire il vero, con la successiva arte preromanica e romanica. Ma comunque unica al mondo. Se Leon è natura, Oviedo è arte. Da questo punto di vista meravigliosamente ricca, è, per l’UNESCO, patrimonio dell’umanità.
Spesso mi sono trovato a girovagare per le spiagge, d’inverno come d’estate. Peregrinare sarebbe meglio dire, visto che, al di là dei mesi più caldi, le sole facce straniere che si vedono da queste parti, sono quelle dei camminatori ormai prossimi alla meta: Santiago de Compostela. Le spiagge asturiane sono per lo più minuscole e oceaniche e, soprattutto d’inverno, l’esperienza è commovente e scalda riflessioni filosofiche primordiali.
Mi sono trovato immerso in pensieri che nemmeno pensavo di avere: rammento le gelide folate di vento, il contatto con un oceano selvaggio e dolcissimo, le autoritarie colline alle mie spalle e il cavallo che curioso mi guardava sgranocchiando un ciuffo d’erba spuntato – chissà come – in mezzo alla sabbia. E un dialogo interiore che ricordo come si ricordano i pensieri fatti da bambino.
Pensieri smarriti e che mai più ritorneranno. Se non in forme irritanti e troppo diverse. Pensare ad un cavallo che mangia un ciuffo d’erba quando si è bambini o si è soli di fronte all’oceano è una cosa, pensare allo stesso cavallo da adulti è un’altra. Nelle Asturie ritrovo velocissimi momenti di verginità spirituale.
Magie di posti in cui – ecco la lingua grezza che inevitabilmente ritorna – il tempo si è fermato. E per farlo ripartire non c’è altra soluzione che cambiare meta, spostarmi, ogni volta, verso l’industrialissima Bilbao, che con i suoi schiamazzi e i suoi ritmi frenetici da grande città mi richiama puntualmente ad un ordine fatto di cose.
Perché non si può sognare per sempre.





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Le mie radici affondano per metà nelle Asturias e per l’altra metà in Calabria.
La Calabria è una metà di me; è la patria dove vivo. E’ una terra che suscita sentimenti forti e contrastanti; si lascia scoprire solo da chi vuole “vedere” la sua profonda bellezza e poi impari ad amarla giorno per giorno. Qui è la vita, il lavoro, gli amici……
Poi ci sono giorni in cui sale dal profondo del cuore una dolorosa sensazione di privazione; cresce, inesorabile, fino ad invadere ogni singola cellula; nelle orecchie adesso la musica della “gaita” sorge dalla mia stessa anima percorrendo i sentieri di una memoria ancestrale; negli occhi, verdi altipiani che cadono a picco su un mare grigio e profondo; sento sul viso la carezza del vento che risalendo “los acantilados” porta con se il profumo dell’oceano; giunge cavalcando le lunghe onde del “cantabrico” il canto di antiche nenie. Dovunque io sia, chiudo gli occhi: adesso mi siedo sull’erba, qui dove cielo e mare si fondono in un unico suono, in un unico colore….. qui sono a casa! E non riapro gli occhi perché le mie emozioni non scivolino via insieme alle lacrime.
Il nome di questo che mi porto dentro …….. mis Asturias!